Mobili che fingono d’essere importanti

sedia fantasma

 

Ho una credenza piena di non so
ratti pensieri che fanno paura
mi salvo salendo su una sedia e
nell’aldiqua della spalliera resto
protetta da scaffali di disordine
non soltanto mentale
_vengono in mente sogliole
saponette allo zenzero
califfati arabi_
il filo illogico mi seduce e avvia
a un libro rosso (onirica psiché)
chissà che ne direbbero gli esperti
di tutti quegli spazi che nascondo
tra un girasole e un libro blu
il colore è una folle percezione
di sfarfallii e riverberi (ah, l’hai detto ancora!)

da paesi lontani legni pregiati per i tavoli
_alberi di foreste amazzoniche_
anche solo per questo è meglio scrivere
al pc
trarre dal fondo illuminato il nulla
di parole che
potrebbero non esserci

un guazzabuglio di nozioni
nell’indeterminato
e un trasportarsi unidirezionale
fino a quando si può

 

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Post-it

origami casa - by criBo
                             
appiccicati alle vetrate
agli orologi fissi, alle portiere
sulle cartelle mediche
scriversi per non perdersi nel vuoto
restare in superficie
perché il metallo infisso nelle vertebre
resti dimenticato nel profondo

registrati da suoni e scorrimenti d’acqua
esondazioni di bacini
_minuscole cascate in fiumi carsici_
sballarsi di pensieri
apparecchiando stelle sulle tavole
come fossero luci stroboscopiche
in gipsoteche di musei

sopravvissuti alle angherie del tempo
tracciati a pennarello sulle rocce
_un supplizio per l’aquila affamata:
ne morirà di sfinimento_
noi
stilizzati disegni senza corpo
prometei liberati dalla carta
saremo trasparenti ed invisibili
forse immortali

 

 

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Scrivere o non scrivere

Forse tutti noi che scegliamo di comunicare attraverso blog, social network, ecc., tentiamo di conformarci a un mondo di amicizie ondivaghe, alcune gratificanti, altre meno, e in qualche caso ci tr…

Sorgente: Scrivere o non scrivere

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Le graziose divine elargizioni… La stoltezza degli uomini fa il resto

rosso e grigio - by criBo

                                     

fiorirono papaveri
quando, finiti i gigli, il pianto delle madri
irrigò il prato, e i figli
falcidiati sui campi di battaglia
o sconfitti da malattie incurabili
o seppelliti dalle proprie case
ebbero campi di medaglie rosse
_salivano nei cieli come fossero sogni
così brevi
che non restava il tempo per amarli_

negli abiti riposti
cicatrici nei cuori delle madri
_non le cantano più certe canzoni
di primavere consacrate_
segnalibri tra pagine di vita
lette e rilette mille volte
nel sentore di latte e borotalco.
Le scarpe da ginnastica
fanno finta di camminare ancora
nei cassetti diari e souvenir
ciottoli presi al litorale
un pennarello per segnare in blu
l‘ultimo giorno dell’estate.

Sepolti nella terra
inabissati in mare
sigillati in un vaso di memoria
ci confermano il nulla e quanto fu
il coraggio di esistere

 

 

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Settembre

è un timbro alla dogana
le date fanno fede di passaggi
di soste oltreconfine
_le luci si dileguano_ i fantasmi
che furono sue guide
le certezze che giunsero a salvarla
non li ricorda più

c’è solo una campana
che suona con pretese mattutine
in piena notte
_chi suggerisce all’aria ancora vita?_
chi le sottrae gi stipiti di porte
così che per l‘uscita
ha fiori secchi al posto delle chiavi?

le sembra tutto inutile: restare
i desideri al chiodo, anche gli amori
e tutto ciò che chiama
_le lusinghe del tempo gentiluomo_
fissa il silenzio intorno all’abatjour
pensando a un viaggio
senza preavviso

 

 

 

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