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due riproposte

ci sono capitata per caso,

le pubblico soprattutto per i commenti, alcuni davvero molto interessanti

https://ancorapoesia.wordpress.com/?s=naja+tripudians

https://ancorapoesia.wordpress.com/2012/06/29/larresto/

Fuori da ogni logica

tempesta - by criBo

 

pieghe di un mondo straccio
monosillabi lunghi _anamorfosi di loquela_
dicerie scivolate sulla strada
… punti di vista obbligatori

a starsene in disparte può finire
che il mare si riduca a una pozzanghera
una linea tortuosa il proprio nome
e tutti i nomi sparpagliati in lettere
denudati di quanto li vestiva
_abiti e abitazioni di ventura_
smettersi prima d’essere dismessi

e si andrà spogli
a suicidarsi in massa come lemmings
_il pifferaio già suona_ in fuga allo strapiombo
giornate cateratte
nessun appiglio entusiasmante, i corpi
ridursi fino al punto
così che mille secchi di vernice
dipingano le false prospettive
sguinzagliando campane ai propri morti

 

da M.A.M.

Cambio di scena di cristina bove.

Oltre il fiume

il cuore a pezzi - by criBo

 

il ponte piange a varchi aperti
nelle sue luci scorrere attraverso
l’acqua che va ma non ritorna indietro

nel rito di passaggio _ci si viveva in piena_
le onde sulle spalle e gli occhistelle
perduti in prospettive di golena
il cuore nelle rapide, sommerso

quando si arriva in fosse lagunari
pesci volanti stanchi sfuggiti alle lampughe
(“il vecchio pescatore portò a riva
la grande lisca appesa alla fiancata
_la traduttrice prese un granchio
e trasformò in delfino un dolphinfish)
chi_usa parentesi
quando si giunge al dunque, si diceva
si resta come assorti in un ristagno
e tutto si confonde _alberi e vette
pinnacoli e mangrovie
in un assetto che non è più casa

 

Utopia (evocazioni sparse)

goldtown-by criBo copia 2

Repubblica, Città del Sole, Castalia, luoghi del “buon governo”, dove le leggi sono concordate dalla saggezza di illuminati e dove il tempo scandisce non solo gli eventi ma anche l’evolversi degli stessi fautori nella sua realizzazione, il che logicamente determina la non prevedibilità dell’elemento inaspettato: una singolarità divergente  che potrebbe sconvolgere i piani della ragione.

Utopia, Giuoco delle perle di vetro, Caverna platonica, contestualizzano  politiche fondate  sull’incremento sociale dell’intelletto e dell’autocoscienza, sull’accettazione di regole e categorie cui riferirsi; tuttavia non considerano quanto l’animo umano sia suscettibile di mutamenti radicali, e quanto questi possano essere indotti da reazioni individuali ad eventi inaspettati, nel bene e nel male.

Che la discrepanza tra la bontà dei principi ispiratori di un sistema governativo saggio e la sua incongrua realizzazione, risieda nell’ipotesi inconscia dell’elemento imponderabile?

Nel concetto castale ci sono gerarchie da rispettare e categorie sottoposte all’elemento dominante. In fondo è ancora la legge del più forte, seppure sottilmente e abilmente celata nel contesto idealistico, spesso elitario, in cui l’essere umano è il massimo predatore di tutto quanto sia fruibile  (risorse naturali, manovalanza, storia dei popoli, scienza, arte e spettacolo), con i potenti mezzi di sopraffazione: banche, religioni, imperi, manipolazioni politiche, perfino gestione del tempo.

Il Tempo lineare, quello in cui l’individuo, ponendosi in canoni astratti, concettualizza se stesso secondo il proprio grado di attenzione nel relazionarsi a ciò che lo circonda.

Se questa attenzione si esplicasse nel Tempo circolare, la percezione di sé e delle cose sarebbe completamente diversa da quella sperimentata  attraverso i cinque sensi: l’occhio, che rileva la superficie delle cose, se indagasse a raggi ics, ci mostrerebbe solamente  scheletri. Se avesse un cristallino potente quanto un microscopio, ci vedremmo scansioni cellulari, strutture elementari e subatomiche.

Se la coesione molecolare dell’epidermide fosse simile a quella delle materie con cui viene a contatto, non si differenzierebbe da esse: la mano affonderebbe negli oggetti entrandone a far parte.

Per il suono altre caratteristiche determinerebbero “essere suono” anziché “udire suoni”.

Per il gusto e l’olfatto potremmo nutrirci d’aria fritta, così per dire, e inebriarci di profumi subliminali.

Quindi, è soltanto nel continuum lineare che l’essere umano può materializzarsi e avere coscienza  storica di sé?

E nel quantuum spazio-temporale si estinguerebbe la propria singolarità nel Tutto,  senza più di-vergere, né di-vertere?

Allora anche il concetto di Utopia, polis irrealizzabile ma cara agli idealisti e ai sognatori, perderebbe il suo fascino.

E se le regole che tentiamo di darci, leggi, canoni, codici, ecc… non fossero altro che espedienti funzionali alla propagazione della specie, perché ne sia perseguito il compimento naturale e siano preservati i geni per la sua sopravvivenza, al pari del senso di orientamento dei piccioni, della aggressività dei leoni  o del canto delle megattere?

Nell’ universo in espansione, nel numero incommensurabile di sistemi galattici, spariremo dalla scena del cosmo in un pulviscolo senza memoria?

Haiku al largo

scintillanza 2 -by criBo

 

 

Era la barca

un battito di chiglia

piange il mare

   

 

Cercatori dell’ora a venire

l'orologio delle stagioni

Nella finzione d’essere viventi
lancette fuori centro
penzolanti misure in susseguirsi
__il fulcro s’è spanato, anche la scena__
muta in un serialvivere d’istanti
a contenere il giorno in un quadrante

E steli senza fiori
fingendosi germogli
si afflosceranno sopra un davanzale
__poi metteranno un elmo blu assassino__
come l’aconito napello il suo veleno
a dirottare il ticchettio

Tempo che gira a vuoto
in un’ebbrezza senza cifre, quando
distoglieremo l’attenzione
__sarà soltanto un attimo, assestante__
scivoleremo fuori da ogni gesto
: la perfezione d’essere vissuti

Farli nascere e…

Maternità (radica) - by criBo

Maternità (radica 1991) by criBo

Essere così forte mi sgomenta
il viavai dei coltelli
ha fatto ponti
tra le mie vene e il male
non si vedono i solchi
acqua d’amare
non può serbarne traccia
– – – – – -la linea si disintegra
al passaggio
resta una fioritura di cheloide

_____ma la continua dice
di vita che fermenta
i loro visi
i loro baci
la fortuna d’averli

pertanto,  è quasi impresa
essere madre:
è concedere al cielo
un respiro di terra.

                               

Ignea

maggio 2012

Corsi e ricorsi

“… Può tuttavia accadere che un gusto eccessivo per i beni materiali porti gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell’abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare.

Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti.

In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri…

Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po’ di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l’ordine anzitutto!

Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell’ordine è già schiava in fondo al cuore, schiava del suo benessere e da un momento all’altro può presentarsi l’uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere. Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all’universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo …”

 

 “La democrazia in America” Alexis De Tocqueville, 1840

                                    

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autore di racconti, provocatore di storie, schiavo della narrazione, vittima dei personaggi

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