Di memi ed inquietudini

lampada di aladino

Come una lampada votiva
sul poggiolo degli ultimi Dei
contaminati dai malanni
_numi di lontananze siderali
morti già da millenni_
vacilla fioca la sapienza umana
in fil di vita

un viso che galleggia sulla nebbia
pensiero ricorrente che attanaglia
ah! il gelo che risale! sale sale
sale dai piedi in cerca del suo cuore
_lei replicava storiche ragioni
per farne barricate_ e sugli spalti
tra le ghirlande e i passamani neri
un suono di ghironda
a fare antico il tempo e la dimora

e delle note fuori coro
che ci si amava nelle retrovie
discettando di genti e istituzioni
_la penombra pareva suggerire_
si ritornava mille volte insieme

ma nella teca della sua persona
era da sola a farsi compagnia

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da che parte stai?

io dalla sua 

 

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Elisabetta Mori

recensisce “Attraversamenti verticali”

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Giovedì

da M.A.M.

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Avvolta in un pronunciare lieve

Avvolta in un pronunciare lieve.

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Messaggio a forme sfuggenti (rivisitazione)

il cuore a pezzi - by criBo

distribuita in molti versi
oltre che direzioni
e diventare inafferrabile
sferetta mercuriale     un io-violino
che si sparpaglia in note in fondo al letto
_là dove non trovo i piedi_
e chi sarò da ricavarmi umana?

ho gli occhi, oppure no, soltanto tracce
cosiddette essenziali
ora divelte dalle storie [un senza oggetto
alcun soggetto]
: il noi mi fa sparire e riapparire
in punti imprecisati della stanza
ah, la follia! dice la particella
dal centro della fronte
_il braccio s’è disteso a dismisura_
l’abbiamo perso nel dimenticarci
esonerati dalla compattezza

la vigilanza impone un veloce ripristino
e ci si trova ad essere incastrati
nel corpo-bara che ci cresce addosso
morti che non si adeguano
alla follia di percepirsi vivi
_di me di te di voi solo un pensiero_
enti fugaci
in un continuo perdersi di vi(s)ta

                                      

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Ci sono due modi

paradisea - by crBo

Ci sono due modi di riferirsi a sé: quello cerebrale (con tutte le specifiche di un apprendimento letterario, formativo del proprio bagaglio culturale) e quello che pone in una quiddità sconosciuta, solo intuita, dell’essere oltre le apparenze e oltre le percezioni sensoriali.
Chi si immedesimasse soltanto nella propria identità intellettuale, potrebbe attribuire la propria evoluzione al conseguimento del successo personale, essere gratificato dai consensi a tal fine; ma avrebbe difficoltà a relazionarsi con chi conosce di se stesso un’immagine assorta, tesa al disvelamento di ciò che percepisce di sé oltre le logiche del dato.
Tenderebbe a caricare di pulsioni antagonistiche gli aspetti più innocenti dell’altrui comunicare. Sarebbe difficile stabilire rapporti che travalicassero la conoscenza specifica e indirizzassero, invece,  la relazione in ambiti dove la mente non fosse la sola accentratrice di logica e attenzione, ma si lasciasse trasportare da quel feeling che misteriosamente accomuna le anime.

Quando le menti si “incontrano” nel comune respiro, quando si accostano per incoraggiarsi a vicenda e sorprendersi insieme di tutto ciò che misteriosamente coinvolge e commuove, si diventa poesia.

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da M.A.M.

cosmogonica di Cristina Bove.

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Sarabanda

punto e parabola -  by criBo

ora che non è tempo
delle ventate e delle vesti smosse
né di nastri vermigli tra i capelli
né delle giravolte sul granito
un battito del piede
e dalle intercapedini germoglia
l’abbozzo d’una rosa di calcite

andremo scalzi in cerca d’un addio
soffiato nella silice _un cristallo
dardeggiato dal sole del deserto_
e mi dirai di quella perfezione
così dura e implacabile
che si accanisce addosso
_cadenze ripetute mille volte_
malgrado le catene alle caviglie

nel trino turbinare delle cuspidi
svalvolo fuori passo e fuori verso
condotta nella danza conclusiva
dalle mie stesse braccia

                                   

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D’infinito che appare finito

donna - by criBo

Sai la stagione della melarancia
primavera selvatica
come un azzurro piccolo da tasca
spunta che pare un lembo d’allegria
la segnaletica
per non smarrire il senno.

Rifugio è questo
che nasconde e svela
la mia veste d’immenso
che solamente una memoria stabile
potrebbe riconoscere

                                                                                             

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