Increspature

onda rorschach- CriBo

diceva dell’inverno
                    concesso a graffi
                               spifferi di mani
                                  andirivieni d’onde
                                         a definire il mare     
                                            le sentiva percorrere nei palmi
                                        storie di carne e ossa
                                  il faro a perlustrare
               donne dal cuore di polena
 trapassati remoti in linee d’acqua
 un fiume scalmanato
                   disperdersi nei greti
                                andare a foce
                                         d’amori inflitti
                                                 modulazioni  sdrucciole
                                            la voce in dissonanza
                                   una campana roca

 

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D’un astro e d’un nastro

la luna oltre la grata - by criBo

 

vorrei scrivere il sole
gli steli di genziana
per non sentire il cappio della notte
i monti  scesi a valle
hanno passi chiodati sui crinali
nel cielo un occhio aperto
batte le ciglia e provoca tempeste

qui si sta come nomi alla consolle
pronunciati di lato
e senza andare a capo
un gesto di protesta in fondo al rigo
il giorno un disco al piede

tornano amici i fiumi
e le parole sradicate e i volti
apparsi in sogno

dimmi ancora che il gesto di un amore
ha destini d’eterno
e che i ritorni
hanno passi di muschio
nella babele priva di sintassi

 

04/11/2010

                                  

                                                            

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A divinis

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Dovrebbe raccontare di lembi trattenuti
a un cornicione
o chapiteau di circo senza rete
se solo avesse appreso
d’essere in mille e più, a cadere.

Avvitandosi appare e poi scompare
il dicitore amabile
esibisce
numeri d’altra luce
a volte una catena di miracoli
in revisione illogica

ancora sto planando in quella notte
di trapassi infiniti
un qualunque battesimo di morte
dissimulato ad arte.

 

pg. 23 “Metà del silenzio” (Edizioni PiBuk – 2014)

 

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OCEANICA

tempesta - Cristina Bove

Sapeva fare nodi alla marinara
cazzare rande e ripassare bugne
non sapendo di nuvole
quel tanto da imparare le tempeste
errava di bolina
per scontare miracoli
così da poter essere acclamata
santa dei giorni dispari.

Resse il fasciame ma la velatura
fu divelta coll’albero maestro
e le sirene
ebbero gambe a dipartire il mare

i pesci quando piangono
hanno lacrime d’aria

le polene si arrendono agli abissi
non sanno camminare.

(p.68 “Mi hanno detto di Ofelia” Smasher -2012)

 

 

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Memorie dal futuro

verso una nuova era - by criBo

 

fingerò che sia un quadro
privato dei contorni e delle linee
di fuga
terrò soltanto qualche punto di
riferimento
giusto per dire che sia un po’ dipinto

scriverò forse le mie cifre
in braille
così che nottetempo
fossero luci da sfiorare piano

e resterò in ascolto
del mormorio di fondo passeggero
padrona dei miei sensi
e dei miei anni
a guardare pulviscoli incolori
credersi arcobaleni.

09/06/2010

 

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furtivaMente

galleria di quadri - by criBo

parlavo ai muri
_hanno le orecchie agli angoli
e frasi digitate nei mattoni_
nominativi di crepuscolo
espirazioni brevi
in confidenza, ma si sa
che i muri hanno l’intonaco sugli occhi
eppure sanno assolvere chi piange

fui vista ripiegata sul mio seno
_conteneva l’incerto che avanzava_
non mi chiesero il nome
: potevo essere un’altra, era lo stesso.
Lo scrissi lungo distrazioni che
finivano all’incrocio delle tende
un segreto da niente
incorniciato
_divenni una memoria da parete_

 

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La moria ci cova

mia-scultura-e-foto-by-cribo1

 

Allo scoccare delle annate
spariscono le porte
e chi faceva ombra non la fa
e non appare nel Cheshire: la bocca
è una cerniera senza più cursore
a denti nudi
una risata in sospensione _il resto assente_

si sfoltiscono gli ospiti
basta distrarsi un attimo e la sedia
rimane muta e vuota

un trapasso di forbici su seta
o uno stridore su carta vetrata:
l’inverso dell’anagrafe si svela

impalcature d’insostanza
eufemismi per sciogliere la gola
_il lascito d’un grido impronunciato_
la domenica incombe e le altre feste
di trasgressione dalla trasgressione
dimenano giornate fino a sera
quando, nascosti a noi
ci addormentiamo
saturi

 

 

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. mettere un punto

indecifrabile - by criBo

 

. mettere un punto
per solidificare la parola estinta
_il suo vissuto termina sul foglio_
magari farle un monumento
solo di interpunzioni
dedicarlo ai poeti che non scrivono

mi ci metto
perché non ho mai scritto un bel silenzio
perché non ho saputo eliminare
una vita di sillabe

mi arrendo nel mimare un’esistenza
_tra due trattini stesi_

 

 

 

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distopica

telomerasi - -by criBo

 

ci separò da amebe ed infusori
ci corredò d’encefalo e colonna
occhi, frattaglie, coliche, verruche
peli superflui e posizione eretta

sarebbe stato meglio farci a palla
ché rotolando avremmo scorto il cielo
di tanto in tanto

 

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Causa pranzo

grido - by criBo

sulla montagna
l’ufficio chiude a mezzodì
mancano pesci e pane
moltiplicarli è impresa da titani
_ a timbrare la fame
non ci sono profeti agli sportelli _
le direttive sono impopolari:
la morte è irrilevante
se la benedizione del pastore
fa scomparire storia e documenti

il sommo Pluvio accorda mandolini
sostituisce alle saette i fiori
per tutti noi assassini
per noi che imperturbabili
amiamo gli animali, coltiviamo giardini
e siamo indifferenti ad ogni morte
_un’ecatombe intorno_
e noi si sta
come se fosse appena disdicevole
il macello d’infanti e derelitti
: magari qualche lacrima al lavello
una piccola pena transitoria
e si continua ad incerare mobili
si torna alle scartoffie degli uffici

ci muore un figlio al mondo ogni minuto
e ci adiriamo per mancate ferie
chi siamo
noi
che ci lasciamo vivere nel mentre?…

 

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