Questione di a-plomb

Non cado spesso
perché sono paffuta e condensata
un barattolo di buona polpa
_buona si fa per dire_
e nonostante le peripezie
ben conservata

la gravità vorrebbe averla vinta
mi fa tra capo e piedi lo sgambetto
un capogiro
_il barcollar m’è dolce in questo mare_
la combatto
mi giro di tre quarti, è qui la boa
la sedia che mi accoglie e sono al porto

bevo un bicchiere d’acqua
brindo alla mia fortuna d’esser donna
e non una testuggine eremita
ribaltata

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Paradossale

Scrivere e cancellare
usando una tastiera
è quasi una risacca di biancore
che assale le parole
le trascina
nel cestino di tutte le smemorie

si manifesta ciò che non si dice
si esplicita l’assenza
e si asseconda la malinconia
stendendo un velo sull’immaginario
davanti ad uno schermo che ci osserva.

Questo è quanto
per me che penso e subito accantono
redigo il vuoto implicito
abbandono

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Parametrica

è scalpiccio di frasi
piedi e rime
giro di versi in una stanza
anacoluti in tessere
iperboli in caduta effetto domino
                  
una di me raccoglie cocci e sassi
vocaboli calati terminali
placebo alle ferite
analgesia da camerate
                
l’ineffabile
contagia di mistero i resistenti
li ammala di rimpianti
per luoghi ipotizzati ultraterreni
ricordi provenienti dal futuro
li assiste nella logica stringente
_nessuno ne esce vivo_
li prepara
con terapie d’intensa inefficacia
all’ultima sconfitta

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Quei momenti

Quei momenti in cui ti senti una rarefazione dal profilo instabile e avverti una carezza che la sfiora appena, e non è l’aria.
Nel silenzio senti il brusio del tempo e comprendi che il silenzio non è mai totale: è pervaso di sussurri in sottofondo, respiri, minuscoli bagliori, e l’ondeggiare di una sinfonia che ti emoziona.
Potresti essere ovunque, la casa è solo un abito per tutte le stagioni, cambia ogni volta che la osservi. Gli angoli sono congiunzioni tra due schermi, contiguità di pieni e vuoti, spazi tra dentro e fuori, e tu li vedi quasi scomparire mentre la notte scende sul terrazzo.
Al mattino guardi i tuoi piedi muoversi dal letto, calcare il pavimento, dirigersi da soli alle abitudini. Il sole ti fa tana dalle tende, raccoglie i tuoi pensieri scompigliati, ti consegna alle regole del giorno.
Tu, per sentirti ancora consistente, ti prendi sottobraccio e ti conduci al tavolo e ai fornelli.
Ma sai che sei mistero oltre ogni forma, immerso nell’ignoto.

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La mietitrice affetta da clemenza senile

cristina bove

morte luna - by criBo

Ha perso la sua falce nei dintorni
di casa mia, qualunque fosse
ne ha perdute a decine
penso che m’abbia presa a benvolere
se continua a tenere le distanze
dagli annessi e connessi
_le azioni di routine, casse comprese
e cappellini con velette nere_

sembrano diversivi
per guadagnare giorni ai calendari
e forse programmare scorciatoie
di fienagione nottetempo

magari le smarrisce di proposito
per rinnovare quelle arrugginite
e sta aspettando al parco
con una nuova luna, affilatissima

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In punta di pensieri

Può sembrare una stanza
ma è una distesa verde che si estende
dal pavimento all’orizzonte
e lì una donna
lascia che il tempo faccia il suo lavoro

tralascia lamentele
distilla il meglio delle sue giornate
e quando il corpo naviga nel buio
un solecuore le si accende dentro
fino a sfocare il mondo
in una luminanza che l’abbaglia

in quattro stanno a guardia del confine
narrano di pericoli scansati
di camminate sui binari
d’equilibrismi sopra muraglioni
                   acqua passata
                  ora che lei riposa
                  nel cavo della sera

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Revival

cristina bove

pesce rosso

la pubblicai il 21/05/2011) e la salvai, con alcuni commenti, alla chiusura di Splinder 

 –

Abilitazione

Vorrei dire
ma c’è solo il frusciare
fuori sincrono
boccheggiare di pesce rosso
mi fermo
provo a stare composta
nella boccia

agli sportelli
elenchi dei presenti
nome e cognome in fila
lei che ci fa qui?
prima vengono
quelli che hanno targhe
biglietti da visita

e io
che posso dire?
non sono ancora vecchia
ma nemmeno più
oppure
sì mi piace
diversamente giovane.


commenti

sì mi piace: diversamente giovane!!!
Sì, però: non ti vedo come pesciolino rosso chiusa in una boccia di vetro a guardare il mondo che scorre liberamente fuori.
Oppure sì: ma da quel vetro aperto come si sente forte e chiara la tua voce.
Infatti… mi sa che certi pesci non sono muti per niente, ah, ah!!
E col ballo sotto le stalle come la mettiamo? mi hai fatto tanto…

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Smarrimenti del terzo tipo

rincorrere un pensiero
nel passaggio tra camera e cucina
quel nome sulla punta della lingua
quel fatto quell’incontro quella scena
arrivano e svaniscono

la polvere che imbianca teste e mobili
impallidisce immagini
perdona le omissioni
rende futile
ciò che pareva indispensabile

s’annebbiano le cose più vicine
tuttavia
si può leggere il cielo senza occhiali
: magari in un paragrafo di stelle
c’è la decrittazione
del come e del perché viviamo il mondo

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Precarietà

Al di qua della linea che divide
l’essere vivi e consistenti
dal non avere peso e rilevanza
ho messo un segnaposto senza nome
                 
accade che l’inerzia di pensiero
offuschi anche gli amori
la madrepietra che tra cuore e spalle
ha un suono vuoto
può solo dare briciole
_se potesse sarebbero diamanti_
             
Nel distanziarmi da me stessa
faccio fatica a rammentare
quale fossi nel pieno delle forze
e in una nebulosa di noncose
in un’atarassia domesticata
su quella linea sto
tra l’una che si vuole
e l’altra no
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Il segreto dell’arcobaleno

sembra l’intestazione d’una favola
ma è il gioco di prestigio della luce
che dal cappello estrae
la meraviglia effimera
del cielo sulla terra

uno dei più bei trucchi del divino
per consegnarci al ciclo dell’umano
indorandoci pillole e dolori
vita e morte

nei giardini imperfetti stanno i fuori
i dentro stanno tutti alle finestre
irretiti dal viaggio dei colori
sperando di scoprire prima o poi
il punto in cui combaciano col mondo

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Spes ultima dea

 

Forse c’incontreremo 
quando il tempo sarà perduto sogno
e noi reali
_noi che la morte ci rifece vivi_
constateremo che l’amore
non è solo carezza ma respiro
luce che abbraccia un’altra luce
che ricongiunge genitori e figli
amanti e amici
e per l’eternità li rende stelle

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Mareggiare

 

ridono i piedi
_i ciottoli conducono alle spiagge
ultime e vuote_
chiose 

senza asterischi e senza caravelle
nessuna voglia di scoprire americhe
attracchi di fortuna
 _ciabatte in avaria
sui moti ondosi dello scendiletto_
il lento naufragare del futuro

giugno 2019

 

                                                      

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Pareidolia

Leggerete di queste congetture
voi che sapete
quanto sia inesprimibile
il pensiero che tenta di gestirle

chissà se capita anche a voi
che mentre fila liscia un’ideazione
comincia a rarefarsi
quei nitidi colori si disciolgono
quelle parole non più convincenti
perdono senso e forma
e come noi si perdono
nella marea del nulla che dilaga

anche gli amori
appaiono e scompaiono
come visi nei bordi delle nuvole
che mentre li osserviamo
già dileguano

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Mattinata sciatta

Vasi di pietra grigia
un sedile di marmo nel giardino
sull’orologio senza le lancette
il tempo annota voli da smaltire
un gatto ride e subito scompare
Alice infila una vestaglia blu
capelli sulle spalle
ciocche d’inverno come una mantiglia
una traccia d’insonnia sul cuscino

guarda lontano
il cielo sembra scendere sui tetti

nel rumore di vita che l’assale
come se d’improvviso tutto il mondo
fosse scoppiato dentro i suoi pensieri
perde il nome
la forma
il senso
il sé

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Attrazione frattale

 

https://www.publicdomainpictures.net/pictures/290000/velka/fractal-spheres-1546632084ZoY.jpg

Abbiamo corpi fatti di energia
intrattenuti a coltivare giorni
in questo mondo d’ombre
ma siamo anche il pensiero
luce e soglia
che ci disegna in infiniti spazi
dall’oscurità della caverna
al sole

pensiero ch’è la traccia
di te, di me, di noi
di tutto quanto è intelligenza e vita
e forse
per quanto infinitesimi noi siamo
persisteremo in altre dimensioni
geni e memi
nell’ incessante espandersi e mutare
della matrice universale
ignota

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Trait d’union

essere il mare
avere una memoria da risacca
ricordi soffiati nella testa
che affiorano e svaniscono
dissolti come onde nella rena

essere il suono
di chi cammina lungo la battigia
una cadenza appena percettibile
impronta dopo impronta
intonazione d’acqua

essere il tempo
dalla remota notte all’orizzonte
che ci racconta di destini e vita
tracciando sulla spuma
intrecci d’alghe

essere chi
conosce la tempesta ed il sereno
che sta nel mezzo d’ogni cosa, e che
disorientato dalle percezioni
grida l’amore al mondo
sperando in un abbraccio di ritorno

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Interlinee

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S_punti di vista

Ci si vedeva quando il dio dei fiori
faceva primavera sui balconi
nel dare nome a nuvole e coriandoli
quelli di noi sospesi sulle soglie
di stipiti e balconi
_cose di tutti i giorni le cadute_
predissero amnesie
tra recinzioni e strade vuote
                        
quasi di cera corpi di bambini
negli abiti da vecchi
saltarono sui fili del bucato
_li battezzò la dea dei parapetti_
e nel futuro già presente allora
furono sulla giostra a cavalcare
la persistenza dell’amore
il gioco che dà vita ad altre vite
                             
sull’asfalto rimangono i vestiti
e ci si vede nella notte chiara
ad aspettare il sole
nessuna morte a fare da barriera
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L’invisibile Armata

https://images.wired.it/wp-content/uploads/2020/02/19124107/Trial-Coronavirus.jpg

La guerra incalza
nelle trincee del tempo
vanno in esilio sogni e desideri
i pensieri afflosciati nella testa
smarriscono parole
le superfici ondeggiano
periscono le rose sui balconi
i passi sulla ghiaia
le dannunziane piogge nei pineti
l’opera omnia dell’umanità

i merli fischiano
ma non sapremo mai cosa si dicono
gli storni fanno e disfano figure
variabili nel cielo
visti dall’alto siamo microscopici
in questa folle gabbia planetaria
mentre cadiamo a frotte
bersagliati da morbi esponenziali
e da noi stessi

 

 

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Sdialogo ai confini del sé

Lo vedi 
come declina rapida ogni gloria
come ci si dimentica dei nomi
e come si sparisce dalla scena?
Lo vedo
è un vuoto che fagocita gli assenti
uno scenario d’ombre
e le parole dette e quelle scritte
un domino di tessere cadute

Lo vedi
che  mentre dici “sono”
non essendo chi eri e chi sarai
sei l’entità di un attimo
ossimoro infinito?
Lo vedo
ma non essendo il centro
né la circonferenza della sfera
sono chi non esiste eppure esiste
il suo mistero

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