Poi esco

tempo (tecnica mista) - by criBo

Dovrò alzarmi e subire le abitudini
inforcare gli occhiali
nascere di spigoli di metri e cubature
dovrò esibire un volto di clessidra
essere un parafiamma
regolare gli scarti tra le tempie.

La Fabbrica di Nono
la dipingevo a Tunisi
usando anche coperchi di barattoli
il nero mi mancava
ma riparai con lucido da scarpe.
Di quarant’anni il mare s’è invecchiato
e Sidi Bou Said
è soltanto il tappeto circolare
della casa del tè
les croissants facevano più france che a paris
intanto che la luna sulle dune
era germoglio d’altra latitudine.

Mi chiamano le fette biscottate
devo smorzare il gas sotto la pentola
le magliette infeltrite da salvare
dati da pressappoco esistere
dovrò rifarmi i riccioli altrimenti
sembro maga magò.
Non conosco l’inglese né il latino
traduco gesti dal quotidiano
in effimere elastiche eclettiche ellittiche
del resto…forse ne scriverò.

Vado a farmi un caffè
berrò di fretta
andrò a sedermi in mezzo al temporale
ascolterò le panche dei giardini

(gennaio 2011)

                                                           

                                                          

 

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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13 risposte a Poi esco

  1. fattorina1 ha detto:

    Credo sia proprio delle donne lo sdoppiarsi fra i pensieri, anche alti , e le faccende un po’ meschine di casa.Eppure anche queste assumono una dignità quando entrano nella definizione della persona. Cristina cerca di darci una sua immagine concreta fatta di grandezze e miserie; nessuna prevale. E’ l’intero che conta, il poeta, Cristina.
    Narda

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    • cristina bove ha detto:

      forse perché le donne vivono lo sdoppiamento dei ruoli, quello esterno del lavoro, delle realizzazioni esistenziali, e quello interno della casalinghità che tuttora grava sulle loro spalle.
      ed è quello che cerco di esporre, di me, di noi, della realtà in cui esistiamo.
      grazie, Narda, per avermi definito poeta.
      cri

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  2. Annamaria Tanzella ha detto:

    La quotidianità, l’essere donna e non potersi sottrarre dalle incombenze, ma è forse meglio così: diversamente vorrebbe dire essere nel nulla che impedisce la quotidianità. I ricordi si fanno preponderanti e ci accompagnano, ma è bello così.
    Classe poetica, frutto di un talento vero.

    Approposito di maga magò, forse rischiamo di essere paragonate alla vecchia befana se ci trascuriamo.

    un abbraccio
    annamaria

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    • cristina bove ha detto:

      cara Annamaria, la quotidianità ucciderebbe la creatività se questa non fosse così forte da opporsi all’annientamento.
      noi donne siamo molto brave in questo, lo abbiamo imparato in secoli di adattamento.
      a chi mi chiamasse befana porterei solo carbone.
      un abbraccio

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  3. marzia ha detto:

    Il imare s’è invecchiato
    e Sidi Bou Said..
    Quanta seduzione in semplici accostamenti lessicali…

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  4. Rita Loprete ha detto:

    Sei la migliore “traduttrice” di quotidianità che conosco! A fine serata, fortunatamente sono passata da te e ho letto questa ennesima meraviglia!.
    . :-) <3

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  5. gelsobianco ha detto:

    Et voilà Cristina, che passa dal pensare all’ “alto” al fare le faccende domestiche.
    E’ sempre Cristina!
    E’ lei, nella sua totalità, che conta.
    E’ sempre lei anche quando ricorda.

    Ci sono versi che mi lasciano affascinata.
    Amo la chiusa.

    E la donna, che ha in sé questi versi, è Cristina.

    E la musica…

    Grazie.

    Ti abbraccio, Cri.
    gb

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  6. elis19mr ha detto:

    Torno e trovo, intatta, la tua ironia sommata alla bellezza della tua Poesia!

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