Gli acanti

Crescono spontanei
in foglie dai barlumi lattei
sulle scarpate a Trinità dei Monti
capitelli corinzi tra le siringhe usate
si ammucchiano di lato ai muri d’ombra
nel muschio arrampicati come steli
testimoni di un tempo senza pace
senza nessuna meta e garanzia

più in alto il campanile
avalla in cielo al dio delle miserie
i complici di giuda.
Hanno piviali e mitrie
le pance prominenti il riso osceno
al pane e al vino
del cristo che tradirono
preferiscono uova di storione
e gli chateau d’yquem da collezione.

I turiboli offuscano la scena:
che il popolino prono
mai si chieda
con quali governanti e dittatori
dividono la cena.

Informazioni su cristina bove

sono grata alla vita d'avermi lasciato il sorriso
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15 risposte a Gli acanti

  1. margherita ealla ha detto:

    oltre al tema sotteso alla poesia che è da me condiviso in toto (stavo per scrivere che mi vede allineata, ma non prona-supina eh! :))
    mi piace molto come tu abbia creato un legame di immagini e simboli al suo interno, unendo le foglie di acanto raffigurate sui capitelli, le spine dell’acanto con le punte delle siringhe, le bacche di acanto con il tondo delle pance o con quello, come queste ultime spandente fumo, dei turiboli.

    Ciao!

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  2. rossella1953 ha detto:

    A me l’acanto non è mai piaciuto, Cri. Sarà che ero abituata a vederlo nei capitelli e in ogni testo d’arte. Quando l’ho visto dal vero, che delusione!

    Diverso è trovarlo in una tua poesia, dove hai saputo incastonarlo in varie pose con la bravura e l’ironia che ti sono proprie. Molto piaciuta, davvero.

    Spero di aver trovato il posto giusto per commentarti, pasticciona come sono. Buona domenica e un forte abbraccio

    Rossella

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  3. Questa poesia è una gran prova della tua bravura. Un enorme metafora di ciò che siamo oggi. Mi complimento per le immagini usate, che evocano l’eterna lotta tra l’estetica e il nichilismo. Brava davvero

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  4. Il bisturi acuminato del tuo inesorabile sguardo taglia a fondo, facendo sgorgare dalla ferita il fiotto sofferto della poesia che si fa nostra, tuoi simili e solidali nell’indignazione sociale.
    grazia*

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  5. Elis ha detto:

    Forte incisiva denuncia

    :-))

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  6. hulda ha detto:

    quando scrivi queste cose, sei irraggiungibile.
    Ciao, perdonami questo periodo di toccata-e-fuga, spero che serva, almeno….
    un bacio.

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  7. frantzisca ha detto:

    Accidenti Cris! Come lo hai detto bene, sei insuperabile!
    Una voce da non perdere la tua, una voce che esce dal coro con la tua timbrica inconfodibile.
    Riguardo il resto, anch’io come Marghe sul tema, già sai.
    Che commento Margherita, ha l’occhio-cuore aperto.

    Un abbraccio

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  8. turquoise ha detto:

    Le eterne contraddizioni della città eterna, le luci e l’ombra, si fronteggiano in questo tuo efficace gioco di immagini poetiche molto intense e della città fanno una metafora del mondo.

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  9. blu ha detto:

    composta e ricca di particolari ben visibili… una storia che si racconta con il testo davanti ai campanili gemelli. Leggo un viaggio non privo di conoscenza al fine del salire, come fosse vita spenta non priva di spine sorgive da ogni nostra umana rovina! Avvolgente!

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  10. dalloway66 ha detto:

    il disfacimento della civiltà, tra capitelli in rovina, laddove un tempo c’era la promessa dell’uomo che si evolve, contrapposto all’opulenza untuosa che s’ingrassa e poco pensa all’anima e più al corpo e suggella patti ed alleanze tra un rintocco di campana, una cenetta e una festicciola al circo… i turiboli non annebbiano abbastanza l’osceno convivio…

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  11. cristina bove ha detto:

    vi ringrazio tutti infinitamente, cari amici miei!

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  12. giacinta ha detto:

    Mi è piaciuta molto, Cris. Gli acanti, testimoni silenziosi ma non impassibili della mortificazione del tempo e dell’uomo.

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  13. Nic ha detto:

    mi piace la denuncia che sta sotto le parole ,quell’atmosfera chiara e netta che hai saputo trasmettere .nessun falso melenso ma poesia decisa e lucida. Brava davvero.

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  14. albafucens ha detto:

    .. è meraviglioso come hai saputo attraverso la poesia
    tratteggiare così bene una situazione delicata.. nella quale l’umanità sembra involversi.. è una denuncia incisiva la tua e quando il blog oltre a trasmettere emozioni diviene anche strumento di informazione è degno si tima ed elogio
    un caro saluto

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