Quando scriviamo di sentimenti ed emozioni siamo parte di una fila interminabile di esseri umani, ciascuno alla ricerca di una figura amorevole corrispondente.
Forse bisogna morire per compiere la ri-composizione del sé, morire alla speranza che l’altro/a possa completarci.
La mancata risposta all’amore diventa sofferenza quando i giorni volgono al termine e non bastano più a sperare.
È doloroso non riuscire a comunicare l’immutata intensità del sentire.
L’irrompere dei versi nella mente, l’ideazione di una storia, sembrano rendere meno lancinanti le ferite materiali, i lutti subiti, i continui abbandoni.
Se avessimo la capacità di osservare le capriole della nostra mente con distacco, forse potremmo vivere le pulsioni del corpo con divertita accondiscendenza, lieti di ogni attimo vissuto.
Purtroppo la manifestazione del pensiero, a partire da sensazioni primarie, ha subìto processi di accomodamento, è stata asservita ai dettami di filosofie e religioni e a tutti i condizionamenti che attraverso i secoli ne hanno strutturato l’attuale espressione.
Una mente completamente libera è una mente che riesce a ironizzare sulle proprie certezze, e a proiettarsi con coraggio oltre i confini del dato.
Il dilemma non è più essere o non essere; ma essere naturali o artefatti.
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Kairos, afferrare l’attimo… Soprattutto quando Kronos volge al suo finire.
Postato in riflessioni, tagged riflessioni il giorno 1 dicembre 2011 | 37 Commenti »









