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Archivio per la categoria ‘CriBo’

Sorgente

ali d'acqua -by criBo

 

chiara di chiare nuvole piangenti
necessaria parola
per non morire rastremate foglie
e dissetare almeno gli occhi
di quell’amore
che inabissa e tace

chiara di_chiara luce sulla terra
stille di baci piccoli e rotondi
sugli argini di sponde temporali
talvolta ama nascondersi per gioco
in rivoli amnesie
l’anima solitaria della fonte.

                     

.

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per sorridere un po’
un raccontino di  qualche tempo fa

arcangatto

“Buongiorno a te – disse il gatto – sono l’arcangelo Gabriele”.
Non ebbi motivo di non credergli.
“Sono qui per annunciarti la prossima rottura dello scaldabagno”
“E che razza di annuncio sarebbe, questo?”
“Fossi in te non lo prenderei sottogamba.”
“Signor Arcangelogatto, potrebbe spiegarsi meglio?”
“Certo, ti sarebbe caduto sulla testa. Controlla pure, ma fai alla svelta”

Il boiler stava al suo posto, in alto, tra il soffitto e la vasca da bagno.
I ganci, alquanto fuori dal muro, stavano per cedere.
Il gatto osservava in tralice, alternativamente, le sue grinfie e me.
Lo guardai in cagnesco.
Si limitò ad arruffare pelo e ali.
“Allora?”
“Ho visto”
“Ti ho salvato la vita”
“Me ne sarei accorta”
“No, ti saresti immersa come al solito nell’acqua e…  paf, dopo due minuti ti sarebbe crollato addosso”
“Ok, mi hai salvato la vita”
“Voglio qualcosa in cambio: che tu ne parli, voglio essere l’arcagatto più votato del Felidiso”
“Nessuno mi crederebbe mai”
“Basta che ci credano in tre. La prima  sei tu.  Trovane altri due,  famosi.
Hai tempo fino a mezzogiorno di domani”

Pensai  un po’ a chi potessi raccontare il tutto.  Scartavo velocemente i nomi.
Ma certo, a Quinto il matto, era famoso eccome! Tutto il paese ne parlava.
Se ne stava davanti al recinto del pollaio, assorto al chiocciare delle galline.
“Ehi, Quintino, vieni qui che ti devo dire una cosa”
Si avvicinò dinoccolato esibendo il sorriso sdentato.
“Stamattina si è presentato un gatto a casa mia dicendo di essere l’arcangelo Gabriele”
“Ssì è venuto pure da me a chiudere il gass. Ha detto che sse non era per lui, morivo.  Gli ho sstretto pure la zampa! Però nesssuno mi crede”
“Be’ io ti credo”
“Ssei matta pure tu!”
E si allontanò ciondolando la testa.

Rimaneva da trovare il terzo.
“Ehi!”
Qualcuno mi chiamava, guardai in basso, era il gatto del custode.
“Io ci credo – disse – l’ho visto e sentito, ero sotto il letto”
“Però tu non sei famoso!”
“Dici? Chiedilo un po’ alle gatte del vicinato”
“Vabbe’, allora siamo in tre a credere alla sua esistenza, e così l’ho ricambiato”
“Adesso però devi cercare altri tre, anche non famosi, che credano che io ti abbia parlato”.

_

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mix opere di Walter Piretti

mix opere di Walter Piretti – by criBo

                         

Se per un giorno
uno soltanto che sono ancora bella ma non tanto
- ché le finestre specchiano il domani
in profezie di cedimenti -

se per un giorno
scrivessi a piuma d’oca le mie spalle quel tanto
da dirsene uno strano
settembre mai raggiunto

se per quel giorno
dovessi confessare un nome lancinante
usa ancora una maschera
ma sceglila che pianga nell’arena
come un dio disperato
un dio che muore

                 

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tronco troncato by criBo

              
Nei tempi che le bussole orientavano
capitani oltreoceano
fossero muti i pesci eccetto uno
lo storione, che pare blaterasse
mentre arrancando risaliva il fiume

le volpi in terraferma
rimbalzavano sotto i pergolati
e mai giungendo all’uva
sostenevano fosse ancora acerba

i ricci scarmigliati
d’acuminate sillabe
lanciavano parole
e nel frattempo
processionarie, anellidi, termiti
dissestano giardini e sottosuolo

si sta coi piedi sopra turbolenze
navigatori d’una terra ondosa
siamo soltanto di passaggio, eppure
ci crediamo stanziali
in cima al mondo

.

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Con la caparbietà della parola

vie di fuga by Cristina Bove

               
il mio malanno l’ho addomesticato
sceso dai giorni
l’ho riportato in strada

oltre la curva
gente che porta i piedi in processione
che salmodiando invoca
il dio delle grancasse e dei miracoli

_non resta che deviare_

la sacra voce che ci parla dentro
tra le macerie del dolore
si fa preghiera di misure umane
non l’umano concetto del divino

e nell’ascolto
quel senso d’ineffabile c’immensa

                  

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Chissà se poi davvero

soffione
                         

che sembrerai più giovane
in quel preciso essere lieve
quasi fossi un soffione
un pensiero parziale

emergeranno dalle antiche forme
i ragazzi del vento
correvano_________ricordi?
anzi volavano

ripeteranno il nostro nome
per non farci morire
in questo tempo dove
si perdono le ore e la memoria

e saremo felici
quando conosceremo che la vita
è solo un incidente di percorso
                     

 
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Aria di Bach - by criBo

 

È sempre più sottile
la linea che separa le metà
l’una di me che assolve ai sensi
l’altra che si fa musica nell’etere
il pentagramma che disegna il suono
il coro della luce
una che pensa mentre l’altra vive

un io celeste mi rischiara, ma
non sempre scorgo nel chiarore il mio

“se non divento una”
così diceva mentre agonizzava
“se non divento l’essere che sono
non si apriranno quelle porte”
Perché mi vieni in mente, madre,
mentre mi avvolge
la melodia che tanto amo?

“Segui l’assolo, ché nel vibrato d’un violino
c’è tutto l’alfabeto universale”

Ascolto, madre,
si configura ogni significato
direttamente al cuore. Ecco perché
non posso più rispondere a parole
e per farmi capire
ho solo il pianto.

 

 

-

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pozzo - by criBo

in un buio che non avrei saputo scavalcare
in un pozzo senza sguardo
in un assedio di roccia circolare
il vero muro erano gli occhi
senza veli di palpebre
_l’umanità fuggita via_
Qualcosa torna alla memoria
però di stralcio infastidito
eraso da quel volo
il tonfo solo
restato a puntopagina di vita
e
forse non c’ero
non c’ero

ché diventavo il grumo
irraggiungibile
ovunque fossi ancora

vorrei potermi vivere leggera
salvata dagli amori sopraggiunti
privilegiata d’esserci

se solo mi sapessi tra i viventi
liscia di pioggia e fuori dalle mura
_inerme come sono_

E cerco mani
foglie gentili appigli
in un romanzo scritto a mia insaputa
mani che sappiano firmare
lievi
nome e cognome e la parola
FINE

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di mille cose - by criBo - Copia
*
i fiordalisi del parato
i ghirigori
i tralci ammutoliti senza vento
davano sicurezza agli inquilini
l’intonaco un segreto
mai rivelato ai nuovi abitatori
e tra velluti e nappe
elefanti turchini fermalibri
_bambina non giocare con la palla_
dissero in coro le pareti, qui
si respira polvere e passato

*
le vedi le creature sul parquet? le vedi?
occhi di giada tremule vibrisse
_oh, sì, gatti viola_
non sono gatti _ribadì la madre
abbandonata tra i cuscini_

*
si potevano scorgere chimere
unicorni grifoni basilischi
scaglie code
ali nervate trasparenti o nere

*
Crebbe d’un tratto la bambina, neve
le cadde sui capelli, gli occhi
non vollero vedere

*
appassivano intanto le vetrate
come se un cencio le afflosciasse, come
se un soffio d’anima rovente
le sciogliesse

*
le domestiche afflitte
frantumavano brocche di pandora
per farne tracimare finti amori
e piccoli omicidi giornalieri

*
soltanto la bambina ebbe sospetti
ma sostenuta da presenze arcane
spinse da parte il mare
e volò via

 

 

.

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Ci scandisce la vita

sul filo -  by criBo

nel sogno di noi stessi
addormentati tra la terra e il cielo
senza sapere l’ora del risveglio
sonnambuli sul filo del pensiero
                  (dicono che non si devono toccare
                  mentre percorrono rasoi
                  pena la morte)
eppure mai cercammo questi tetti
per camminarci sulle nostre teste
l’aria che c’interrompe ad ogni passo
il fiato corto delle meraviglie
ad occhi chiusi nel ricordo affanno
e non poterne dire.
              Saperne non è dato, un sussurrare
               giunto da trapassati remoti
               non ha la voce adatta a risvegliare.
Un guardiano di tempi e di parole
brucia fascine sotto il filo teso
quando qualcuno cade lo raccoglie
e lo cancella dalle strade note
               un pianto non distoglie, né convince
              ch’è vano ogni percorso e che a ritroso
              si trovano soltanto sogni vuoti

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Analessicamente

flashback- by criBo

Sto qui sulla terrazza

specificarne dimensioni e fiori

__i maledetti fiori

(il male dei poeti tramontati)__

occorrerebbe un movimento a oltranza

forse un rovescio magrittiano

e  già una fumatina qui ci sta : una pipa che c’è.

nel letto ristagnavo con le bende_

ahi quanto male!

avvolgimenti interattivi e punti

e ricordavo la terrazza in fiore.

Sarebbe interessante

spostarsi nel passato del futuro

anteriormente

sì da poterne comprovare ancora

verande e frangiventi

mi vedo imbacuccata

c’è la neve

il bianco copre tutta la terrazza.

Si sciava sui monti di Laceno

(sui campi che d’estate

dicevano i ragazzi più scaltriti

si coltivasse juana e poppy bianco).

 

Giro di vita a scorie e rimembranze

personaggi escheriani all’infinito

riflessi nello specchio d’ogni me

perennemente in fuga nelle stanze.

S’anima il film a frotte di fantasmi

stroboscopici in attimi allunati

esacerbati dai ripescamenti

e ci si raccomanda

inginocchiati, alla dimenticanza.

                     

.

Forse la completa questa:

http://ancorapoesia.wordpress.com/2011/05/29/ceci-nest-pas-une-femme/

 

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Anche le cose ridono

 al di qua delle persiane  - by criBo

 
le persiane con bocche listate semichiuse
incorniciate d’ansia
il vaso lesionato di traverso
poggiai la mano su un miraggio
ch’era il mio petto
e lo sentii fermarsi a mezzanotte
si sarebbe spostato verso l’una
un battito con suono di xilofono

le costole hanno un tono accusatorio
di fronte alle domande
e ai vuoti a prendere

mentre mi perdo tra le quattro mura
__ci nacqui dentro, in fede mia__
signora notte
ti servo un’esistenza malandata
ma ti faccio lo sconto: paghi solo metà
l’altra è in offerta

silenzio e risolini
segnaletica a bordo di cuscini il maremosso
dell’incostante scriversi attraverso.

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Pausa

via d'uscita - by criBo

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Maternale

mia madre eleonora

Certo che il giorno delle ninnenanne
appartiene alle madri ed anche al mare
si cullano le anime dei tanti
resinose le zattere

racconta nella sera che fu ieri
la favola dei porti mai raggiunti
né le braccia accoglienti e il seno e il latte
potevano tradirsi e farsi vele

c’è un viavai di pietrisco
non ancora del tutto massicciata
andare di fuggitive assenze
calzando i propri piedi

le nenie dei notturni incantamenti
quando non hanno sottofondi
quando
la stonatura in gola arresta il pianto
madremia madremia
chi si sofferma a pronunciarmi ancora?
avere un nome
che non sia in disuso
un nomignolo forse
                            me lo diedi da sola.
Ma cos’è questa voglia di sentirmi
piccola?
mi strania, mi sovverte
è un affronto alla vita che ho vissuto
e che mi ha fatto
questa.

      

           

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 quadro nella stanza - by criBo

             
Sarà lontana da quel dire ruvido
degli inerpicatori più instancabili
in gara per la gracile acquiescenza
alle opportunità mai pari
che mai si dica il vero

ha tanto camminato in solitaria
_i postumi del tempo saccheggiati_
memorie fuori uso e preconcetti
latori d’ansia
massi disposti a personali cerchie
minuscoli emicicli di stonehenge

la voce dichiarava in sottofondo
l’imparità del verso
il conseguente ammutinarsi delle rocce stesse
diventare un esercito di pietre

una di lei vorrebbe andare via
l’altra ritenta il giorno e l’occasione
ma la stanchezza indebolisce entrambe
e ci si lascia andare alla corrente

                     

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Se fossi interamente qui

sedia fantasma

Se fossi interamente qui
scriverei cose semplici
mani al sapore di fragola
grida in cortile  la campana e il gesso
nei solchi tra una pietra e l’altra
fresca di sera illimitata
senza rassegnazione al grigio       e se

fossi la bambola di pezza
col cervello di stoppa
sarei felice d’ogni idea di carta
starei seduta un po’ accasciata a scrivere
con qualche propensione all’inventare
primaditutto te

che mi disegni col tuo indice

un nonnulla d’amore sulla guancia

poi se ci fosse un noi
di nuvole implacabili
pioggia d’alluvionarsi il corpo

e se ci fosse ancora

il mondo come rappresentazione
o la rappresentazione d’un pensiero
__senza trama né ordito
un palindromo d’anima sarei

di rive e rime nello stesso spazio__
per questo so di scrivere nel vento
come folata io stessa

nello stretto d’un varco passeggero

 

———————–

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Penombra

lampada e viso- by criBo

Se per essere poeti bisogna essere letterati, ebbene io non sono poeta.
Se solo i letterati possono essere poeti, io non sono poeta.
Continuerò a scrivere le mie “cose”, o cosare i miei pensieri, perché se non lo facessi  mancherei a me stessa.
La mia scommessa con la vita si sta rivelando superiore ad ogni ipotesi di durata.
Vivo giorno per giorno, ora per ora, non mi faccio programmi. E così come accolgo pazientemente le vicende dolorose, similmente accolgo quelle inaspettate gioiose.
Non so quanto mi resta di qualsiasi cosa, e non me ne dolgo.
Mi rallegro invece per il dono di anime che questo mezzo portentoso mi consente di incontrare.
Per quel che durerà, mesi, anni, decenni, ormai non so quantificare il tempo e tantomeno le aspettative.
Ma la vita è qualcosa di talmente meraviglioso, nel bene e nel male, che la vivrò in tutta la sua magnificenza. Con gratitudine.
Ed ecco un’altra delle mie cose:

Penombra

sappiamo vivere di piccole riserve
contrarre l’infinito in ore
e perfino momenti
dall’identificazione dei soliti gesti
soavi o no che siano

quindi non ti distrarre troppo a lungo
se annegando tra le cose morenti
utensili e verdure _e fosse pure
il calcolo di nomi ed equazioni_
sprofondassi impotente all’immanenza
di tutte le pulsioni

occorre che tu sappia simulare
un’apnea
così che nello sforbiciare l’aria
avessi quell’invito rimandato
e mi portassi a bere il vino adatto

in fondo siamo scesi a un compromesso
nel raccordarci con la vita
abbiamo omesso _cose fondamentali_
e per effetto
placebo simulacro dell’amore
ci siamo sporti a mendicare l’aria.

       

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E non si fa subito sera

 scala in blu - by criBoAnzi s’allunga a dismisura il giorno
alla furia del sole che tempesta
alla storia pressante
mentre ci si divincola da voci
da lettere mai giunte, mai inviate

la sortita dal corpo s’è arrestata
sotto la veste disinvolta, pare
che sia la ruvidezza a dare stallo
: sgombero rinviato

tutti i traslochi furono severi
insediamenti in ombre differenti
_si partiva da numeri_
per aggiungere solo un’altra cifra
ai sacchi pieni di dimenticanze

e starsene confusi e transitori
in questa desuetudine s_offerta
lasciando che si spoglino d’attesa
dita afferrate ai corrimani

 

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Se batte sconclusione di Cristina Bove

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Iconoclastia

iconoclastia - by criBo

Tensione ai quattro punti della tela
sfibrata la figura _il portamento_
eccentrico rotare a testa in giù
di quanto basta
per sfilacciare santi e filigrane
*
c’è un viavai che si sposta
di primavere in fila sul terrazzo
primavere da quattro sacchi e mezzo
di terreno pressato dentro i vasi
un limone di guardia alla ringhiera
incorniciato a tegole e grondaie
*
non è sicuro si possano indicare
dipinti bizantini in bianco e oro
se poi di guazza e firmamento
il mondo tutto è rappresentazione
inventario di libro scritto in cielo
_hahaha… cielo!_
e c’è chi tenta ancora il vaniloquio
dissertando di fili e cuciture
un io ipertrofico
disquisitore d’agave e smerigli
vetrine e melensaggini
mosca cocchiera
in groppa all’ippogrifo

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