una linea ch’è quasi un refuso
il tempo che incornicia il rigo
_____astratto si dispone_____
comparativo
boccheggio in un pagliaio
sono l’ago perduto
nelle volute amnesiche svaniscono
scenari e volti incisi
mai veramente visti fino a dentro
affondati nel vuoto tra festuche
sparizioni di teste
ricerche approfondite
non danno risultati
la cruna è un paradosso da fienile
Il peso della stoppia
25 gennaio 2012 di cristina bove












La tua poesia entra sottilmente nei vuoti delle stoppie e li trova ad uno ad uno senza sconti. Sei l’ago nel pagliaio o la terra nella nostra galassia o la nostra galassia nell’universo: si sente le piccolezza umana e la grandezza della coscienza di sè, degli altri, dell’esistenza totale.
grazie, cara.
ma oggi mi sento davvero un ago nel pagliaio…
quale forza spingerà l’ago a farsi trovare? occorrerebbe credere. E smettere di cercare per vedere quello che va visto
sai…
sono specialista del predicare bene e razzolare male, quello è il guaio. O la forza: ne sono esperta, potrei scriverci un trattatello…
forse una calamita?…
siamo tutti specialisti del predicare bene, ecc…
è che la parola ha il limite di non significare che l’ombra dell’esistenza…
Nel tuo incomparabile ermetismo mi faccio piccola piccola, temendo che il mio commento venga assimilato dentro il “refuso” del tuo tempo. Un tempo poetico che mi affascina sempre.
Baciomattutino.
grazia
il tuo commento allontana dal refuso…
e l’ermetismo a volte rende complici di altre significanze.
baciopomeridiano
cri
… e se fosse un ago magnetico che indirizza oltre le amnesie e il paradosso?
Buona giornata
edoardo
Edoardo, questo è un bel concetto cui non avevo pensato!
però vorrei che fosse un magnetismo logico e non metafisico a trarne fuori.
grazie
buon pomeriggio
da buon ferrarese penso “metafisicamente” (ovviamente è solo una battuta)
Riflettere e riflettere ancora su questa tua metafora e sulla sua potenza: sentirsi ( o meglio, essere? ) come un ago in pagliaio.
Magnifica!
Roberto
che sensazione “acuta”, eh, Roberto?
grazie.
però… ti sei trovata!
forse l’ago teneva nella cruna un filo, per quanto sottilissimo, che ti ha aiutata a venir fuori dal pagliaio, come … il filo d’arianna.
Ed eccoti qua. Ti vedo, sai? Occhi negli occhi.
E ti dedico questa bellissima cosa:
http://www.youtube.com/watch?v=S0ktW98OAMQ
Ciao
Car
CARissima, grazie per la canzone.
a mia volta ti dedico questa
un abbraccio
cri
mi hai messo in crisi, mi sento perso come un ago nel pagliaio e attendo che qualcuno infili il refe nella cruna perché sulle tue poche righe la mia povera mente ha già fatto lunghi voli senza ritorno.
ma no, falco!
forse non siamo gli aghi, siamo solo festuche…
almeno non pungiamo, eh?…
quelli come noi non pungono, siamo aghi per cucire e rammendare, tu hai anche il dono del ricamo io più che altro sto diventando un ago di pino:)))