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Archivio per dicembre 2011

Ottomilasettecentosessantesima ora

chiuderà i giorni del passato recente
nel lampo d’una veglia
forse l’ultima in fondo allo schedario

– un profumo di neve nella stanza –

immagino un destino che assomiglia
a frutti di lunaria
pagati alla dogana della mente
là dove si assottigliano i pensieri
in repentini varchi
una nottata
per sconfinare i piedi nel futuro

brindiamo al sovrapporsi delle sfere
sul bordo dell’annata____ e in un minuto
saremo già nel prossimo venturo.

.

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su VDBD

L’albero del futuro

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Puntatori

era una foglia morta, sembrava filigrana, l'ho fotografata e sovrapposta ai cuscini

Desinenze imperfette
congetture
delle cose intangibili e sornione
biforcazioni audaci di radici e di rami
ostentazioni di

per ricucire il cielo a questa sfera
di valori sommari
le toppe d’una festa edulcorata
zenzero e cinnamomo
sulla pece

era prevista l’ora oscura a tempo
caricata la sveglia
ma i secoli trascorrono e sui giorni
tornati sempre uguali
dormono gli imbecilli e i rassegnati

il trillo si fa attendere

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Buone feste!

Mi permetterò la distrazione
oggi e domani
e un sogno di quand’ero già nel Tutto
così che mi sorprendano le voci
di quel tempo che di galassie e soli
ardeva e illuminava la mia mente

farò in modo di stare in piena festa
di luccicare tra tegami e sughi
però non fingerò
sarò presente come si conviene
quando gli amori nati da me stessa
tornano ancora e ancora nel mio abbraccio

oggi e domani
e dovrei dire all’infinito come
si esiste all’infinito nel presente
e se le sfere
degli orologi di questo pianeta
s’inceppassero all’oggi
pure non smorzeranno il mio respiro.

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invito alla lettura di:

.
Quando gli auguri sono scomodi
.
*
su Neobar, il bellissimo blog di Abele Longo
.

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Il matto della casa in fondo al vicolo

sono le quattro, ancora è notte
e lui
cammina a squarciagola
bambino incanutito e incomprensibile
si rivolge ai camini e alle girandole
berretto scivolato sulla nuca
la camicia sgargiante
quando lo coglie il sole nella piazza
ha fatto il pieno della sua nottata

i cani lo conoscono
restano silenziosi al suo passaggio
il suo sbraitare
arriva da ogni punto del paese

a volte si rivolge alla sua ombra
le parla oltre la spalla
credo che l’accompagni un suo custode
misterioso e invisibile

l’ho visto parlottare sul sagrato
a pecore e pastori d’un presepio
e con un cencio immaginario in mano
tergere il cielo a specchio
ad un passante che osservava zitto
_vieni con me _ gli ha detto
che qui son tutti savi da legare.

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per esserci, malgrado tutto

ultimo tentativo dopo non so quante improvvise sconnessioni.
velocemente, solo un rimando:

http://ancorapoesia.wordpress.com/2010/12/29/io-strada-e-viandante/

e un grazie infinito a tutti

cri

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una poesia e un grazie

di cuore a tutti.
Ieri mattina sono saltate linee telefoniche e adsl in seguito a un forte temporale.
Oggi mi sono connessa tramite una chiavetta ma non riesco a fare visita ai vostri blog, e mi mancate tanto.
Vorrei poter rispondere ai vostri commenti, ma non è possibile con i tempi concessi da questo tipo di collegamento che è di una lentezza esasperante.
Vi lascio una poesia, nuda, senza immagine né musica. Solo per restare in vostra compagnia.
A presto
cri

Dilazione

sono casa di giunco
risulta da losanghe degli infissi
ch’è tutta in diagonale questa stanza
tanto che mette l’ans(i)a
presuppone
in procedure curvilinee
una denuncia al fisco
come entrata indiretta
infatti
se mai giungesse a compimento
avrebbe
soltanto una versione
in_corpo_rata.

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Libri in sosta protratta

Leggo soltanto qualche rigo e chiudo
ma so che il tempo ha diradato il battere
l’orologio sul muro quasi tace
li amavo tutti
li amo ancora i rimandi all’intelletto
ragionevoli assunti
o le futilità segnate ai bordi
compresi i tratti di chi sviene
per un profumo giallo di giacinto

vorrei dirne di cose ma la mostra
dei mercatini non mi si confà, stanchezza avvia
per altri infioramenti
alcuni sanno di periferia distratta
anche di dislessia
ho fatto una fotografia di gruppo
almeno me li guardo e mi prometto
ma non lo giuro
farò tesoro dell’insonnia
lascerò acceso il lume in capo al letto.
Letto?….

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Leggendo “Andenken”

“La fiumana sfocia. Ma toglie e dà
Memoria il mare,
E l’amore anche affissa assidui occhi.
Ma ciò che resta fondano i poeti” (Friedrich Hölderlin)

_
Da una riva d’alghe cresciute a grappoli
piedi nell’acqua il tonfo, immagini cadute
di tela e tarme, vele da farne spazi a rete
Il doppio si commuove di sé stesso
piange ricordi e gesti indefiniti
ricalca passi in buche colme dove
affonda nella rena il piede e il verso.

Fondare una colonia di narcisi
nel giardino a strapiombo
e farsi amico il mare e la tempesta
dirsi di tutto senza frasi opache

il tempo stringe
che non ci si rassegni a poco sogno.
In effetti si scivola di lato
nessuno che sorregge
solo un tossire fino a lacrimare
per non morire in una volta sola

dei nomi pronunciati per non perdersi in gorghi
ripetere al guardiano della vita:
sono infinite volte
sono il dolore che mi stinge gli occhi
sono la vita che si fa rovente
sono l’addio dei giorni

e son l’amore
malgrado l’incurvarsi delle spine
e il farsi adunco il mare.
___________________

provo a leggerla QUI

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Da “Le Braci”

  • di Sándor Márai, (scritto nel 1942):

    “Non ho potere né armi da contrapporre alla nostra epoca e al mondo se non quelli della scrittura. Si tagliano a pezzi i paesi per poi ricucirli in maniera diversa, si violano gli accordi, si riducono in schiavitù intere generazioni per edificare le piramidi delle nuove chimere, si fanno saltare i ponti che congiungevano gli animi… Perché resisto nonostante tutto? Cosa mi infonde coraggio, in che confido? L’unica cosa che mi dà forza è la fede nell’esistenza invulnerabile ed eterna di uno Spirito freddo, limpido, autentico, inflessibile, che non si può negare impunemente, non si lascia contraffare e sopravviverà dimostrandosi più forte di tutto il resto.”

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    Questo è

    mia foto

    sul margine d’inverno
    alle pendici del ritorno
    investe il suo contrarsi nelle brine
    l’ultimo rosso d’acero
    d’un soffio
    ho voce screpolata se mi fermo
    _________brucio di fiori in gola

    nei titoli di coda
    passano le ricette del dottore
    dice che mai si muore di nottate
    solo giornate intere
    minano gravemente la salute.
    è così che trascorro nei fossati
    i muschi sensi
    la dignità di stare
    semplicemente _________ foglia

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    Quando scriviamo di sentimenti ed emozioni siamo parte di una fila interminabile di esseri umani, ciascuno alla ricerca di una figura amorevole corrispondente.
    Forse bisogna morire per compiere la ri-composizione del sé, morire alla speranza che l’altro/a possa completarci.
    La mancata risposta all’amore diventa sofferenza quando i giorni volgono al termine e non bastano più a sperare.
    È doloroso non riuscire a comunicare l’immutata intensità del sentire.
    L’irrompere dei versi nella mente, l’ideazione di una storia, sembrano rendere meno lancinanti le ferite materiali, i lutti subiti, i continui abbandoni.
    Se avessimo la capacità di osservare le capriole della nostra mente con distacco, forse potremmo vivere le pulsioni del corpo con divertita accondiscendenza, lieti di ogni attimo vissuto.
    Purtroppo la manifestazione del pensiero, a partire da sensazioni primarie, ha subìto processi di accomodamento, è stata asservita ai dettami di filosofie e religioni e a tutti i condizionamenti che attraverso i secoli ne hanno strutturato l’attuale espressione.
    Una mente completamente libera è una mente che riesce a ironizzare sulle proprie certezze, e a proiettarsi con coraggio oltre i confini del dato.
    Il dilemma non è più essere o non essere; ma essere naturali o artefatti.

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