C’è una macchia nera che avanza
finge d’essere nube
invece ha zanne
il mio cuore ha paura
se lui mi dice cara
dovrai cavartela da sola
parla
un giovane di mille giri fa
quando le danze
avevano negli occhi
già il destino
a un ragazzo smarrito
grido non puoi non voglio
che ti attanagli il tempo
e la parola rotta
il crollo delle case
la disfatta
le strade le stagioni
i triangoli apposti sulle strade.
Annunciate alle linee di dogana
vengono navi pavesate a notte
i passeggeri
s’appressano all’imbarco
alcuni sottobraccio
per non restare soli.
Io sulla riva aspetto
ti porgerò la mano per l’attracco.










mi ha fatto venire le lacrime agli occhi. è disarmante e disarmata
come quel “ragazzo smarrito” come quei triangoli quasi a scongiuro sulle strade.
C’è un grande pudore in questa poesia , intenso e il verso lo segue e lo veste con dolcezza e molta aderenza. Molto bella, tanto più quanto è personale il tema.
ciao Cristina. un abbraccio
grazie, cara Margherita.
mi è di grande conforto il tuo com-prendere.
ti abbraccio anch’io
Aderisco completamente al commento di Margherita, l’avevo già letta prima di questa sera la poesia, trovandola tra le tue più teneramente tratteggiate.
Molto bella.
Ciao Cristina…
Doris, mi fa piacere che tu aderisca al commento di Margherita, così ho un doppio dono graditissimo.
Grazie!
ciao, a sentirci presto.