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Archivio per aprile 2011

Catch Cradle

Raccolta dentro il caprifoglio
raccontavo di prati
che mi nascevo margherita e il sorbo
rischiarava di rosso il muro a secco
frasi murate
percorsi trattenuti da petali di ferro
per non appassionarmi alle rovine
ai rovi che parevano rosari
museruole al mio sole di colomba
nata per giorni duri

prendi il rocchetto, lo possiamo svolgere
tra le braccia dei vivi
sequenze stabilite nello spago
sembrano disegnare il lato stanco
la culla del silenzio a contenere
impossibili forme tra le dita

dall’alto del forame circolare
l’alba cade sui ruderi di un sogno
sovverte la parabola del tempio

e qui tessiamo notti di fortuna
con il filo di luce d’un sorriso.

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Eco

Giardini pensili avvitati nei cieli
ai colonnati _____________le cannelle
di fontane dai nasi bizantini
ori turchesi lapislazzuli
amarsi a fine tempo
da terrazzi o da boschi o da scogliere
stendersi qui_____________ su questa linea
di silenzio composto
in maschere confesse

ma nello specchio immoto
precipitava il volto di narciso
e nella cattedrale di parole
________________________sola nel sortilegio
quella voce
si affievolisce al nascere del sole.

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Sarebbe supplica se credessi

Siamo qui voci di tempi diversi
antica una
altra confusa terra in ombra
chiedere a chi si potrà mai
la scelta?
___________Ero pronta ad andare
lo sai, da così tanto tempo!
Pronta a lasciare libere le strade
le piazze le salite e le discese tutte
e i voli
e ogni cosa di maggio
perfino il mare perfino il mare

provai la pietra in bocca
mancava il suono la parola mai

quasi mi sembra d’essere una linea
un susseguirsi d’eliche minuscole graffite
ogni cellula
parlante sempre
che fossero muri eretti o follie d’erba
attraversamenti verticali orizzontali a ics
la mia croce ha un assetto speciale

Dio
non ti credo
__________e mi perdonerai se esisti
perché adesso ti chiedo
l’esatta indicazione, di più
prendi una decisione tu per me
spegnila tu la voce
mia
se devo tacere.

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Precisione settoriale*

La strategia conservatrice
d’una memoria ballerina
non mi consente rievocare in ordine
testimonianze del mio tempo
i sedimenti
arrivano inattesi.
Annoto
me ne accorgo vedendone una frase
libri che non sembravano importanti
benché li avessi letti
annidati nel fondo
rei sospetti d’essere forma mentis
trappole documenti all’io indistinto
incasellate riflessioni e immagini.
Di alcuni
vorrei buttare via la chiave
ma
la ruggine corrode serrature
li salva dai cassetti
della dimenticanza
e d’improvviso cedimento il cuore
allinea chiose
in assetto variabile.

*(titolo suggerito da Maria D’Ambra)

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Κρήτη

Vorrei conoscere il modo
di portarmi fuori dai templi e dai tempi
remoti
vorrei cancellare ogni traccia di foglia
o voce
se mi vedeste
ho inciampato in un filo di ferro
a guglie tese o aria…
incandescenti ad ogni svolta
del dedalo di carta.

come riccio che ha smesso di difendersi
espongo il punto giusto per l’affondo:
se non si accenna a un varco
che si trafigga il mio pensiero
o si zittisca il mondo.

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Sala d’aspetto (2)

Muore un ragazzo
senza lasciare testamento
ché mai avrebbe creduto di partire
prima degli altri
aveva sogni forse
docili da plasmarci il futuro
nella notte
il giorno apparteneva al letto

si chiederanno agli anni già vissuti
spiegazioni e rimandi
se le colpe dei figli
ricadono sui padri e le madri hanno solo
cuori di vetro

frantumati da tempo
messi come le valvole di sfogo
ne tremavano al battito pareti
per le domande ripetute
e ancora
ora
che non ci sei che finalmente sei
dovremo dirci tante di quelle cose
tante
segnalare gli affetti personali
da riporre in valigia
per il viaggio cui siamo destinati
tutti
noi sotto la tettoia della stazione
muniti di biglietto
di solo ritorno.

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Ci siamo innamorati delle anime
avevano dei volti
ma sapevamo che in ogni sembianza
c’era una traccia che guidava il cuore
affinché il giorno
della nostra presenza sulla scena
non fosse scorso invano

c’innamoriamo sempre della luce
che traspare dagli occhi
dalle mani
dalle voci vestite di penombra
e d’innocenza, manifesta
sostanza di cui son fatti i sogni
la tempesta
è l’inverso conoscere il sereno

in fondo lo sappiamo
d’aver solo dimenticato
che siamo stati sempre
e ancora siamo
a contatto degli angeli

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Il violinista in blu

Vivo nel quadro di Chagall
di sbieco sulla sedia, sopra i tetti
dietro di me la luna fra le rose.
L’archetto accenna The meditation from Thaïs
l’unico brano che non sbaglio mai.
Anche lei lo ascoltava
abbandonata
le splendevano gli occhi

Ecco vengono:
devo fare attenzione
basterebbe uno sguardo per tradirmi.
Per fortuna che sono disattenti
non hanno alcun sospetto del violino
svuotano pale controllano flebo
dosano pillole.
Quando avranno finito se ne andranno
e finalmente tornerò a suonare
sospeso sulle case.

Guardo in basso
a destra, in quella blu dall’ultima finestra
si affaccerà la voce.
È per questo che vivo
e mi preparo.

Già una volta la udii
ripeteva il mio nome, m’implorava,
io non potevo smettere:
l’archetto era incollato alla mia mano
traevo dalle corde suonimiele, o aguzzelame.
Sostavano le nuvole incantate.
Le chiesi di aspettare
ma già si dileguava
solo il mio pianto reclamava accordi.
E lei non c’era più.

Ora non smetterò
scenderò finalmente da quel cielo
quando precipiterò sarà finita.
Eseguirò per lei tutte le musiche
non sbaglierò una nota.
Atterrerò proprio sul davanzale.

Era dentro la stanza, lo aspettava
l’accolse tra le braccia di viola
cantò per lui
suonò per lei
scrissero amore.

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Verrà un momento
che non si potrà più fingere
_____________bisognerà convincersi
d’essere portatori
d’allucinazione sensoriale cronica
infusori
di memorie __________ apparenti.

Io parto ogni minuto nel respiro
esisto senza accorgermene
guardo le mani battere sui tasti
estranee a me
sono un’anomalia di conoscenza
oppure un sogno
ma come può il sognante essere il sogno?

Chiedi alle ombre
dice la mia ombra
________________troverai la risposta
nell’universo
delle tue molecole

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Vatemecum

C’è chi dice di sé: sono l’artista
perché son vivo e ne ho l’aspirazione
ed è conseguenziale il sillogismo
-bramo, quindi son vivo e son poeta -
È facile dedurre
come l’ispirazione
si possa propagare
in una virulenta poendemia
che attacca senza tregua e non vi sono
terapie d’urto.
Ma forse
basterebbe l’urto.

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Interpunzione facoltativa

Posso scrivere di niente
basta non dire .
o……………………………….
tanti
ma per la verità cosa sarebbe
un vuoto permanente
risultante
concavità che lo contiene
e poi
per quanto dentro
il vuoto di una bolla
_____________superficie incostante
quindi sarebbe………

ho mal di testa
pensateci un po’ voi

no
non mi dite niente
avreste infranto il metodo e l’assunto
perciò
perdonerete
se adesso metto il .

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Dopotutto

Dopotutto

Mi sono voltata e in quella siepe
ricadente ho visto
ciondolare un sospetto d’amar(t)anto
il colore lusinga un’agorà
di festa azzurra

la vite arrampicata agli occhi
più vicina alle cose che ai pensieri
abbraccia l’olmo.

Se mi sentissi un albero d’appoggio
racconterei del salto
quantico
della pazienza d’essere vissuta
per tornare agli spazi siderali.

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Tento
non ne sono convinta
di tradurre in parole uno zigzag
di suono
parrebbe ridicolo appoggiare
l’orecchio all’aria muta
se l’emitorace sinistro svalvola
sospesa
adocchio un fuori nebuloso
sta nelle corde il termine
apparente
del pomolo che spranga la finestra.

Sono in trasferta
qualcuno deve avermelo già detto
ma l’ho dimenticato
si avevano ricordi al tavolino
quando però c’era di che pensare

ora ne posso fare a meno
si scuote il mio sabot
tutte le carte infilano l’uscita
e chi domanda a chi
non è molto importante.
Ancora qualche mano, certo
ma senza alcun impegno
e un sorriso finché si può giocare.

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Una scansione temporale
sui buchi di stagione
ecolalia sopravvissuta al tuono
e poi vogliamo mettere
restarsene seduti a scribacchiare
annulla ogni pretesa dell’azione
insomma
cosa vado dicendo
se una misera forma
riguarda un metro e mezzo di persona
e il resto è ciancia

a definire il fulmine
scarica piezoelettrica
tra il dorso d’un pianeta e l’universo
rischio l’imprecisione o un buco nero
ma una scintilla nel contatto
a mia insaputa scocca
e mi proietta
nella fermentazione
dell’Immensa Caciotta

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Passaggio

nel silenzio di bocche spalancate
il grido è un pomeriggio di scorie
e rimasugli d’aria
___________________ salta la rana salta
sono cose così che vengono alla mente
senza nessun determinato intento
un sosia da cinque passi indietro
me
che stendo sul tavolo la luna
e rigoverno piatti
_________________________l’altra sera
che era
o non era ancora
primavera

però seguivano la banda
quelli del paese
nemmeno fosse il mio paese
un po’ più a nord c’è l’infiorata
io me ne infischio
sinceramente avrei detto me ne…
ma sono
o meglio dicono che sono
una signora
e allora
sinceramente me ne invischio

e turbino
____________________ con i miei pochi scintillii
:::::::::non riverberi:::::::no
lo so
non s’han da dire

incipriata nei trapassati semplici
congiuntivi imperfetti e transiti vietati
ai non addetti ai favori.

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e se invece di scrivere
le mani
guarissero corpi e li amassero davvero
____________ dimenticando che dai lucernai
strapiomba luce sugli strapuntini
in tourbillon di immagini e paure
l’uomo non ha bisogno di difesa
né di testimonianze a favore
allora taci
smettila di pensarti salvatrice
di chissà quale genere d’umano
la croce rossa affanna
_____________ sappiamo bene che non è
la veste d’ombra
drappeggiata sull’anima
a renderci memoria
di quella casa oltre l’eternità

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Da vaghezza a contezza

a Lettere d’estate
quando imparai le lucciole nell’erba
bambina scarmigliata trecce sciolte
sulla collina tremula di luci
in che senso – mi dico – questi versi
sarebbero poesia?

E no
bisogna inabissarsi nella carne
giungere dove non esiste il dove.
Era un ferro da calza
entrava in me come in un puntaspilli
mi perforava l’anima.

Mi chiederai conferma
non ti risponderò: la lingua l’ho riposta
così lontana dalle mie parole
da non saperne ricavare suoni.

Che nemmeno negli atomi si legge
un solo rigo di melensa storia
ma tu che sei
mia malattia mortale
mio delirio
tu che m’incidi dentro
a sangue vivo
benché di violacciocche e margherite
spargi il prato
devi avere il pudore
Tu
che traduci tutte le creature
di voltarti se piango, di far finta
di non avermi visto.

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