Postato in Senza categoria il giorno 19 aprile 2011 |
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Vivo nel quadro di Chagall
di sbieco sulla sedia, sopra i tetti
dietro di me la luna fra le rose.
L’archetto accenna The meditation from Thaïs
l’unico brano che non sbaglio mai.
Anche lei lo ascoltava
abbandonata
le splendevano gli occhi
Ecco vengono:
devo fare attenzione
basterebbe uno sguardo per tradirmi.
Per fortuna che sono disattenti
non hanno alcun sospetto del violino
svuotano pale controllano flebo
dosano pillole.
Quando avranno finito se ne andranno
e finalmente tornerò a suonare
sospeso sulle case.
Guardo in basso
a destra, in quella blu dall’ultima finestra
si affaccerà la voce.
È per questo che vivo
e mi preparo.
Già una volta la udii
ripeteva il mio nome, m’implorava,
io non potevo smettere:
l’archetto era incollato alla mia mano
traevo dalle corde suonimiele, o aguzzelame.
Sostavano le nuvole incantate.
Le chiesi di aspettare
ma già si dileguava
solo il mio pianto reclamava accordi.
E lei non c’era più.
Ora non smetterò
scenderò finalmente da quel cielo
quando precipiterò sarà finita.
Eseguirò per lei tutte le musiche
non sbaglierò una nota.
Atterrerò proprio sul davanzale.
Era dentro la stanza, lo aspettava
l’accolse tra le braccia di viola
cantò per lui
suonò per lei
scrissero amore.
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