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Archivio per marzo 2011

Dazio

Troveremo un forziere in fondo al sangue
quando germineremo dalle ossa
estranei quasi
dei fantasmi a noi stessi

monete fuori corso
erano le stagioni planetarie
quando coniammo verderame e sigle
per le cose inservibili
quando pagammo la speranza e i ceri
fino all’ultimo istante.

Saranno i figli della nostra carne
a riportarci in vita
che siano attesi o andati già per primi
loro sono lo scambio con l’eterno
sono i progenitori – sembra strano -
dei nostri pagamenti
alla Dogana.

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Dimenticanze funzionali

La memoria degli uomini
ha buchi d’occasione
in offerte speciali programmate

l’anima mia ha ricordi che non sono
di questa terra
a prova di terrazzi e davanzali
ha le sequenze logiche dei quanti
stabilisce passaggi
e perdite non ha che non sia il cuore
a viverne riflessi.

il cuore stabilisce dei contatti
troppo suadenti, troppo imprigionati
in battiti che assegnano respiri
e sa che al rimanere immoto
sarà finito l’io dell’occorrenza

e quanto all’importanza
di un viso di una mano di un’azione
non sarà che
non sarà più
non sarà

Della memoria
unica identità che riconosco
è un grido infisso in me
l’urlare t’amo e temo
a quell’irraggiungibile divino
che schioda ogni residuo d’esistenza

Conosciamo le tenebre e la luce
oltre le indagini
del semplice pensiero.

E non sappiamo darci
nemmeno una carezza a compassione.

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Un giorno a fioritura

Che bizzarria procedere sul campo
nuda di foglie e bianca
sintomi d’allegria pioverle intorno

che le circondi il collo una catena
o un viticcio di piume
il trono un sasso
o un vetro di murano
allo scampato esilio può bastare

avvinta alla parola
non scriverà per dimostrare al sonno
quanto valga da sveglia
né per recidivare come donna

ha un giglio trapiantato nella fronte
nato dai suoi dolori
svettante maestoso verso il sole

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Barattoli

La piramide è in ordine
dal primo piano all’ultimo
ogni livello sistemato bene
in bella mostra

fin quando arriva chi la rende instabile
togliendo quello al centro

e tutto crolla

noi che restiamo attoniti a guardare
mentre la vita si sparpaglia intorno

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Lett_ore

Un letto è fatto
di reti materassi e soliloqui
c’è chi dorme nel bianco e chi nel blu
io non dormo
e questo già mi pare un dato addizionale
o sottrazionale
devo pensarci su

intanto guardo il giro di cuscini
neanche un nido fosse
a questa sconclusione di notizie
che la mia mente inversamente inversa
versa

giochi con le parole?
è per non dar loro importanza
loro feroci assalgono se taccio

parlo
dico
pronuncio
enuncio
mi ripeto
e
cominciava col letto
questo irrisorio appunto
e finirà se si trarrà diletto
dal non averlo letto.

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Nel sogno mi toglievo gli occhi

*Nel sogno mi toglievo gli occhi (nello stesso sogno mi svegliavo cercandoli a tentoni nel cassetto, mi parevano asciutti. Avevo dimenticato di immergerli nel contenitore delle lacrime).
E mi chiedevo: com’è che vedo ancora?*

Magari stamattina parto
da questa casa di conferme
un corpo al proprio posto
il resto ancora tiene
- per quanto non si può sapere -
c’è sulla via ferrata uno sbuffare
dai finestrini al circostante
riempie di viaggi l’aria

il convoglio si adegua agli spartiti
decreta note di triangolo
un colpo secco
chiedersi
se nell’orchestrazione abbia importanza
la nota sopra il rigo

ecco
mi sento quel tinnito

*è tutto titolo

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De_generazioni

Sul lettino di ferro sta distesa
la donna ch’è tutte le donne
ha della vita il centro da cui nascono ondate
a dirle forme è dare forma al vento
un simultaneo piangere di ossa
straripa dalla bocca
ma chi l’ode ne tace e si distoglie
ha da sbrigarsi a vivere.
Assistono dai lati
prigionieri di sbarre mnemoniche
i nati e mai invecchiati.
mentre la madre ch’è tutte le madri
annega nel suo sangue

I figli della carne
che condiscono il pane col dolore
nella precarietà dei giorni
soggiacciono a triangoli e misure
ai falsi padri che squadra e compasso
grembiule e qualche gerla di mattoni
costruiscono templi
dimenticando la sacralità dell’essere

le genitrici restano in disparte
hanno voci che a tingerle di rosso
brucerebbero il mondo
invece preferiscono gli stretti
i vortici nei mari
e nell’azzurro incognito sperare
che da una croce germini una rosa.

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Disamina sulle sponde

I luoghi infestati dagli anni
se non trascinano mani e piedi
come incatramati
sulle rive quando le petroliere
affondano e l’untume
condanna a morte il mare
sorreggono fantasmi che parevano vivi
esseri umani forti
che nessun vento li poteva abbattere

ahi! mi piange un miscuglio che non voglio
più decifrare
(catastrofi lontane che ne sussulta il mondo)
e qui d’un metatarso altra condanna
vietato camminare

la vita è il mio carnefice
travestita da messa o ballo in maschera
quando prende suadente nei miei solchi
prima della mia resa
le offro i fianchi
non ho niente da perdere che lei
non abbia già .

Tutti noi sopraffati dal medesimo nero
ce lo troviamo addosso
avviticchiato come arcobaleno
- lo credevamo -
a tutte le stagioni, le bocche spalancate
ruggiti o pigolii
che ci rimane?

Voi pure lo sapete
quindi posso tacere

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Parrhesia

Per sentieri diversi
Il compiersi di eventi
complici l’aria e il tempo
-affacciato ai terrazzi un vecchio spento
dimenticava il mare-
nel quieto vivacchiare delle erbacce
sui bordi delle strade
un’afasia da eludere
pena l’arroventarsi della mente
quando la voce non ha più radici
e per uscirne vivi
bisogna allontanarsi
dalla polvere.

All’incrocio dei venti
donna di prima vera e di colori
sciorina al sole
una boccata di parole chiare

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Moneta

valore approssimato
murice da baratto

un quarto piano senza ricevuta
ripresa in campo stretto
la concessione libera s-caduta

mi ritrovai
spicciola in tasca

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Dis_agio

Si sdoppiano i suoi volti
l’uno che adempie una promessa
di protezione massima
e l’altro che vorrebbe
ad onta della fisica
invaderne lo spazio
l’uno dei versi e delle serenate
ha di carezze mammole le mani
l’altro dei volgimenti confessati
ha di parole un digitare aguzzo
serpenti in lontananza
discesi dalle palme della luce
mi scrutano guardinghi
s’accostano ai miei passi.
Non mi difenderà.

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Marmellata d’arance

Sapore di sole sull’indice
l’assaggio d’uno spicchio di giornata
germoglia sulle mani
il sangue del tarocco
se mi sviene da piangere
mi metto a bubolare anch’io sul ramo
accanto alla civetta fuoriorario
in controspecchio
e fino all’ora nona
il resto è come l’acqua nella gronda
fugge o ristagna
un mucchio di gradini
e lì seduta un’anima bambina
guarda e assapora il dolce della vita
mentre le plano accanto.

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Rimarrai alle cose

Non decideranno mai per noi
le giornate di marzo
di tante primavere e secoli
quando a fronte alta cavalcavi
ogni dolore come se fosse l’ultimo
e mai ti saresti fermato
al primo bicchiere di veleno
e mai
avresti lasciato che il vestito
ti spegnesse la voce

che fossero cancelli dissaldati
o corpi disegnati a ghirigori
i numeri ferivano la mente
ma non potevi farci niente, non
era luce il tuo appressarti all’alba
l’errare nel tuo esilio

ti arrendesti
al tuo crederti tutto in questo tempo
ti feristi da solo a mille vuoti
di giorni d’assi in croce
di piacere negli attimi
piango per te
perché malgrado t’ami
non posso liberarti dalla notte.

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Monologo assistito

Mi prende il desiderio di scrivere
di sentimenti e d’altre cose similari
come vivessi una passione
e non soltanto palpiti di carta, se sapessi
trasformare le sillabe in carezze
chiamerei chi non vive a farsi esistere

ma di cosa farnetichi
donna che non ti sai dimenticare,
di quali sensi blateri?..

un compagno di millesoli e lune
da poterci sorridere e infiorare
dimenticando i giorni e le sventure

ma scòlati un grappino
astemia come sei
ti appariranno pure gli ippogrifi

ripeterei con gli immortali versi di John Donne
“Mio dolcissimo amore, non fuggo
per stanchezza di te,
né perché spero che il mondo possa offrirmi
un amore più degno;
ma poiché è destino
che io debba infine morire, è molto meglio
che mi prenda per scherzo l’abitudine
di morire così di qualche morte finta.”

dimmelo che non bastano le stelle
né le magnificenze di un pianeta
a farci esistere

Hahahahah, questa fa proprio ridere
che le parole sono inaffidabili
che tutto quello che ci appare muore
non c’è bisogno di poeti a crederlo

e ti dirò che l’anima mia vede
oltre gli angusti limiti del mondo
conosce l’Armonia dell’universo
dove si esiste solo per amare.

Questa è la ciliegina sulla torta!
ma perché devo assistere ‘sta matta
che s’improvvisa voli
e proteggerla pure dagli errori…
Ehi di lassù, mi date spiegazioni?

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Carichi e traguardi

Calcoli di calcestruzzo
per innalzare muri
scritti nel libro mastro
di finestre o di varchi
fare gioco di lumi

nasciamo prigionieri
delle case
facendoci bastare
l’inconsistente vivere di pane

però nella via lattea
possiamo sconfinare e dire tanto
se di stelle quel dio
volesse intercettare
un io da monosillabo irrisolto

vegliamo sui cancelli
condannati nel braccio della notte
alla sprovvista giunti
quando non eravamo mai partiti.

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