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Archivio per settembre 2010

māya माया

Siamo come gli uccelli di voliera
viviamo entro confini
frequentiamo cantine ed universi.

Noi che lasciamo sguardi intermittenti
ora sulle miserie, ora su dio
siamo fatti di pomice e zigrino
eppure siamo piuma quando occorre
soffiati dentro il nido dell’aurora
per trasformarci in altre dicerie
altre apparenze
nell’illusione di saldezza

salvo se poi passiamo tra due tagli
noi corpuscoli e onda
già immortali.

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La fiumana sfocia. Ma toglie e dà
Memoria il mare,
E l’amore anche affissa assidui occhi.
Ma ciò che resta fondano i poeti

Da una riva assorta
d’alghe cresciute a grappoli
piedi nell’acqua il tonfo delle
immagini cadute
lontano i suoni incorniciati
di tela e tarme, vele da farne spazi a rete
a pescare ricordi.

Il doppio si commuove di sé stesso
piange l’amore antico nel sapore
di gesti indefiniti
ricalca passi in buche colme dove
affonda nella rena il piede e il verso.

Fondare una colonia di narcisi
nel giardino a strapiombo
e farsi amico il mare e la tempesta
dirsi di tutto o delle frasi opache
rivolte a più presenze in ordine di rango
il tempo stringe dice
che non si rassereni a poco sogno.

In effetti si scivola di lato
ché nessuno sorregge
solo un tossire fino a lacrimare
per non morire tutto in una volta

dall’altura dei nomi pronunciati
per non perdersi in gorghi
ripetere al guardiano della vita
sono infinite volte
sono il dolore che mi stinge gli occhi
sono la vita che si fa rovente
sono l’addio dei giorni
e sono amore
malgrado l’incurvarsi delle spine
e farsi adunco il mare.

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