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Spinoza lo leggevo nei ritagli

riflessi nella finestra

e cucinando all’ombra delle pentole
cerco la via del sale
quasi a carpire il nesso tra
sbucciamenti di mele e di cipolle
un taglio al pollice
gocce di sangue mentre
tentavo di capire un mondo di
beneficenze a malfattori e nani

la memoria richiesta è provvisoria
anzi facoltativa
sembra che sia il cervello a fare shopping
tra morti e poco morti e morti non

in giro vivi se ne vedon pochi
stanno al di là della finestra
che se mi affaccio mi faranno cenno:
_e vieni giù_ direbbero
senza muovere un passo, ti aspettiamo.

Si andrebbe a piedi da questa città
verso l’inferno, con le carte in borsa
[sanno le bestie nere ogni tuo passo]
stiamo pagando il dazio sfoggiando silicone
se va bene, se
la beffa non è un letto d’ospedale
e il non mangiare a tavola

questa cucina è un bunker
taglio patate e
cuocio vivande (mortande) a fuoco lento
e la finestra è un monito
di cielo

 

da MAM

Atomi e frattaglie – di Cristina Bove

Garanzie e scadenze

fantasime 2 - by cribo copia

Il tempo in comodato d’uso
nel titanio: matricola _numeri tot_
un vero galantuomo (non ammetto
che se ne dica male) il tempo
respira con sorsate piccole
a volte baci a volte strappi disarmanti
questo conta per quelli come me
individui non completamente stanziali

ci accomuna la deframmentazione
il passare dei giorni che s’invecchia

la linea maginot _l’esilio è stato_
di fatto e paradosso
ma non sarà il nemico ad arretrare

nei fiori ci nascondono cannoni
nei versi bella ciao ciao ciao
uniformati ai geni ai memi _agli usi fisici_
vidimazioni ottemperate
forse qualcuno già
quale ultima inspiegabile fortuna
ci sta traendo fuori dal catalogo

 

 

 

 

 

Ad occhi chiusi

per timore di
trattenere immagini reali
o la parola scritta
il tratto
il corpo nello spazio
acciottolata Kore prigioniera
della sua mente peregrina che
se ne sta immota
nell’inventario della trascendenza
tutto
perché la vita non è sempre danza
e fa paura
con la sua immanenza

Giovedì speciale

da MAM

 

                                                                         

Firme

indecifrabile - by criBo

                                      

tra un arabesco e uno svolazzo
dopo sequele di parole _alcune
rimediate nel solito cappello
a prima vista un fischio al posto di
mussitazioni a fior di labbra
il sottinteso

intorno scorre la follia d’ognuno
non ci guardiamo mai
veramente negli occhi
in fondo _lo sospettiamo tutti_
che ci potremmo scorgere da morti
e fare finta

stiamo correndo il rischio
d’essere nomi scritti in lingua ignota
e non saperci leggere

                         
                       

C’era e non c’era

 mandala - by criBo

                           

sull’istmo che appariva e scompariva
mont saint michel dell’anima _pareva_
la donna intermittente

ci fu chi si confuse
credendola un miraggio
e le girò cinquanta volte intorno
poi la bassa marea
stese ricordi e li affidò alla rena
l’attimo prima che scoppiasse il mare

rimase solamente un pescatore
intento a pettinare onde di sabbia
come un giardino zen _lei non sapeva_
quando sarebbe risoffiato il vento
e quanto ancora
durasse il suo mandala

 spicchi di sole - by criBo

S’inceppano dentro
ehm… colpi di tosse e un sorso
a mandar giù rospi di maggio
ma solo perché è maggio
se fosse stato agosto
rospi d’agosto.

Ti prende alla sprovvista
al nord dei desideri
iperborea presenza
- sapresti mai di me se non sentissi
il vuoto dell’assenza?-
esisto in quanto sono una mancanza.

si arresta al filo dell’ascolto
chi non conosce la parola giusta
e crede che una capra
campi di più sopra la panca
o che le fisarmoniche soffrano di raucedine
e la natrice senza sibilare
rimanga nella nebbia.

 Maggio 2010

 

 

.

da MAM

È sempre nella luce la mia notte -  Cristina Bove

Così, per non sentirsi solo terra

casa rossa- by criBo

un angelo tatuato sulla schiena
dice di minuziose allegorie
tropi da farne figurine, e non
immagini a colori sottopelle _spera_
che da un piumaggio simulato ad arte
germini il nuovo aprile
e un fiorire di volo dalle spalle

giorni dimenticati sulle scale
tornare acuti tra le vecchie carte
leggersi di sanzioni e di marane
di contenziosi a cielo aperto _c’era_
chi pescava ricordi dalle fogne
e chi stentava a rivedersi
chi ragionava a sprazzi

l’angelo prigioniero tra le scapole
dice di mezze verità sepolte
di come si manipola ogni cosa
e della nostalgia d’altri paesi _a sera_
sbiadiscono le case, i fiori amati
resta soltanto un frullo
timido accenno d’ali

Marco Milone

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