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Una che resta quando il resto va

soggiorno riflesso nel giardino - 4 by Cristina Bove

 

Un altro luogo, un’altra casa, poco distante dalla strada eppure silenziosa, un’aria di tranquillità quasi irreale.
Ci abita una piccola donna dai capelli bianchi, il viso appena segnato dall’età, giornalmente stupita nel sapersi viva, sorpresa di quanto amore abbia intorno.
I suoi figli vivono ciascuno la propria vita, con i loro affetti, le loro responsabilità, i loro interessi.
Amiche ed amici si avvicendano nei suoi pensieri: di ciascuno conosce o avverte la fatica di esistere
Le piacerebbe offrire serenità, lenire dolori, attenuare paure.
Ma sa che non si può, e che ogni essere umano sta percorrendo il proprio, misterioso cammino.

Talvolta la sfiora il desiderio di ritornare giovane, ma poi dice a se stessa che è proprio così che deve accadere.
Capisce che l’amore si manifesta per attimi d’intensità in un gesto, uno sguardo, un sorriso, un frammento di sé raccolto in un abbraccio.
Resta sveglia quando per altri è tempo di dormire.
Si affianca alla vita di chi ama senza invadere spazi, senza soffocare, restandosene ai margini, e tuttavia prendendosi cura di chi ha bussato alla sua porta.
Ama ciò che si presenta per quello che è, senza finzioni, e le piccole cose che rendono piacevole la vita.
Bastano poche parole perché intuisca bontà o malvagità in chi le sta di fronte.
Ciò che più la rattrista è l’offesa gratuita, quella che nasce dalla viltà.
E l’indifferenza.

Sa che non è l’aspetto esteriore a fare di un essere umano un dono di attimi piacevoli, ma vivere in sintonia con il respiro delle cose.
Qualcuno non sa spiegarsi perché l’abbia incontrata. Magari crede che sia soltanto per la condivisione di brevi momenti di allegria; ma lei è convinta che qualcosa in fondo gli resti, e che, per quanto incomprensibile, non esiste vicenda che non abbia importanza.
Che i pensieri di una mente amorevole possono trovare parole e versi per esprimersi.
E che la poesia ha qualcosa di magnetico che avvicina le anime.

Il mio Maestro disse

scultura e foto personali, elaborate daCristina Bove in sovrapposizione grafica

:guardati da chi non entra in casa
quando la porta è aperta e quando
offri regali che nessuno vuole

non l’abbiamo imparato
e ci sorprende vivere d’intorno
ad insipienze lucidate ad arte
tra briciole epuloniche elargite
finché si sta in disparte

ecco _richiudo l’anima_ mi assento
dalle torri d’avorio e dai mercati
ripiego per deserte lontananze
torno alle mie contrade taciturne
e se avrò voglia di comunicare
affiderò minuscoli papiri
a pensiericolombi viaggiatori

 

 

da mam

Fitto da poterlo tagliare

Per non perdere il senso (oppure sì)

sentiero - by criBo

 

D’innumerevoli esistenze
il pianto e il riso
vite da sbarco o vite da blasoni
occuparsi dei fatti
dis_occuparsi di balconi e salti
esiliarsi non basta
per ingannare il tempo e la ragione
sono finite storie e cantastorie
nella piazza
basamenti di sabbia
non possono sorreggere lampioni

sapersi corpi ancora
gravare ad ogni passo
su chi vorremmo solamente amare

un giardiniere che capisce poco
che non conosce veramente gli alberi
invece di reciderli per tempo
li colloca a ridosso di germogli
permette che di stupide parole
vestano fogli e foglie

bisognerebbe eliminare intralci
non solamente tralci
quando si smette di produrre fiori

Alla fonda

la bolla - by criBo

 

Si scivola così dall’aria al mondo
dalle zone del sogno al pavimento
dietro finestre senza infissi
come l’avesse scardinati il tempo

e come si può vivere di rose
quando si è dentro spine d’uragano
quando la stessa voce che t’amava
ammutolisce arresa? _accadde un giorno
ch’era già notte dal mattino e non
s’udirono campane a dirci vivi

il corpo rimaneva in qualche punto
annesso alla finzione dell’esistere

la mente trova spazi
per rifugiare il cuore in quarantena
“fino a completa guarigione”

 

da M.A.M.

In parti uguali di Cristina Bove

e

Fisica quantistica – di Mauro Antonio Miglieruolo

Underground

scala e faville - by criBo

                                   

Semiviventi
in quanto a credenziali
saccenterie tra stipiti e stuoini
tra le mani vetrini scoloriti
e sulla testa zucchero filato
o lucidezze d’alopecia a chiazze

a un tavolo _di sbieco_
seduti fanti e santi protettori
e nella poca luce
sedimentate a vita, ombre platoniche
di cui niente si sa, niente si evince
se non la finitezza d’ogni sorte

dagli ibridi parlanti     dalle parole obese
dalle follie discromiche
mi allontano _spossata_
vestita solamente del mio dire
ché preferisco tinte delicate
se proprio devo esprimere un pensiero

                   

tante sorprese, tra un po’

SOLUS IPSE

Ogni movimento ch’io faccio
m’allontana
dal rigore binario
sposto l’aria e le cifre si dispongono
in rapporti virtuali

tolgo il cappello delle feste
giro il disturbo
avallo
l’ego perfetto
e non declamo sillabe
non mi propongo al suono
anzi m’incarto in sibili
azzero esclamazioni alla consolle

è riposto cunicolo il mio dire
sottinteso di corde
annuvolato snodo di laringe
enunciazione inversa

tu mi dici

07/10/2009

E tutti giù per terra

27-12-2012 (2)

 

Con occhiali da luna a protezione:
un male mercuriale
ne reclamava gli occhi di bambina
_non c’era scampo dalla dea spettrale_

altrove grottesche pennellate
violentavano carte
la caduta dei gravi, i cedimenti
e corvi spettatori travisavano i fatti.

Per puro amore d’altre luci
supera volteggiando sulla rete
è troppo stanca ormai quella bambina
e le barriere tinte di vermiglio
trattengono la veste e il contenuto

è ferma al limitare della notte
aspetta il sole
per esserne abbagliata _senza occhiali_

                                               

da M.A.M.

http://miglieruolo.wordpress.com/2014/10/02/continuum/

Möbius

I sentieri molteplici ad anelli
pluridimensionali,
disegnava formiche rigirate
les poissons, les nuages et l’escalier
mon bon Escher…
Domani? sarà lo stesso nastro e il suo rovescio
a recargli l’amore di cerbiatta
o un gioco d’anche.
E niente di esclusivo.

Avanzo, allora
le dita accoccolate nelle tasche.
Punto e a capo.
Colori di capelli seni e fianchi
eludo ancora
e chiedo al cielo un soprannome
per non essere penna che mi scrive.
Un nome da tenere nel segreto
con la fame di rose,
e con la sete
d’uno spicchio di cielo
metabolizzo il solco degli addii.

Come un piccolo geco in cerca d’aria
in bilico sul filo, lei vuole solo guadagnare l’ombra
per non morire di quell’ampio amare

05/10/2008 (blog-splinder)

Stralcio

castle -by criBo

 

[…]
adesso qui
solo per dire che se siete soli
non siete soli ad esserlo

che la vexata quaestio ha intrappolato
cervelli in quantità (scatole vuote i crani di chi fu)
i nostri ancora pieni e labirintici __però__
“siamo sicuri d’esserci?”

Da “Cosa saranno mai le decisioni” ottobre 2012)

                                                             

                                                            

E non si può sostare

ghiaccio e sole

 
Come gli uccelli delle tempeste
goffi e impacciati sulla terraferma
intrepidi e tenaci nel volare
sospesi sulle ombre
fu così che imparammo a galleggiare
facendoci bastare un filo d’onda
_una speranza di burrasca_
per non morire di bonaccia
sul mare piatto della solitudine

sopravviviamo ad ogni abisso e
non ci distoglie il cielo
moriremo
nel nostro nido ai margini del mondo

 

Su “La poesia e lo spirito”

(2012)

questa

                           

 e qui altre cose

                                  

                      

Filastrocca un po’ tocca

porta  -by criBo

Rientro

ritrovarsi senza fiato
dentro il bus sovraffollato
tra la gente che ti pressa
e ti schiaccia nella ressa
mentre pensi che alla fine
stanno meglio le sardine

si ritorna pensierose
verso case faticose
verso mille occupazioni
di routine e commissioni
spolverare nei cassetti
sbatacchiare scendiletti
sulla pentola che bolle
affettare le cipolle
ch’è una scusa con i fiocchi
quando lacrimano gli occhi
se per caso ci scottiamo
la patata ci mettiamo
e in attesa che ci passi
ci godiamo sui sargassi
qualche bel documentario
o riempiamo un questionario
per desumer dal punteggio
se stai male oppure peggio.

E così si giunge a sera
carezzando la chimera
che ministri e imbonitori
si portassero di fuori
come pesci senza voce
scivolare fino a foce
nella scia di logorrea
o piuttosto scialorrea
di zelanti sciolinanti
d’accattoni supplicanti

quanti ladri nel governo.
che perfino il padreterno
non sa più che cosa fare
se sorreggere o lasciare.

Noi sfinite dal sospetto
ce ne andiamo allora a letto
con il libro da finire
prima di poter dormire

mentre c’è chi dorme già
stramazzato sul sofà
a sognare che la vita
è soltanto una dormita
con un sogno che ci spia
e la morte porta via.

 

scritta più di vent’anni fa

riproposte

da M.A.M

la poesia del giovedì

http://miglieruolo.wordpress.com/2014/09/25/decostruzioni/

                           

__________________________

                                        

da Carla Bonollo

 la recensione a

“Una per mille” e “Mi hanno detto di Ofelia”

Batracodisfagia

 

al di qua delle persiane  - by criBo

 

ruvidezza di versi negli stagni
fanghi annessi
tinte disordinate per enunciare il niente

il battito del sasso che non cade
il solcamento nella sabbia che
non lascia traccia in un giardino zen

piove la vita nei pantani e piove
la guazza dei colori da star male
_refugium peccatorum_ sconfessare
ogni disarmonia
disattivare l’audio a canti e cori
allontanarsi e chiudere finestre
altro non si può fare
e aprirne altrove, a mezzogiorno o quando
il cielo si rifugia nella stanza

 

luminosita 2 -by criBo

 

 
Universi-parole fatti esistere
vagabondando tra la terra e il cielo
residuati onirici
reminiscenze shakespeariane

il pragmatismo non fa per me

preferisco morire nel frastuono d’un sogno
anziché vivere nel costante silenzio della realtà
scrissi nei tempi in cui perfino l’aria
pareva mi gravasse

il sole è di per sé
l’ardente luogo della scintillanza
noi _col dovuto riguardo_
insieme di fotoni in movimento
di mille stelle suono e incandescenza

Di rime balzane e interruzioni

il cuore a pezzi - by criBo

 

Stavo scrivendo una poesia d’amore
quasi mi stavo commuovendo, quasi
se la tastiera non avesse riso
anzi no, sghignazzato
e non m’avesse indotto a stropicciare
un foglio virtuale al perfido cestino
forse è più conveniente
scrivere di silenzi e di respiri (ché da morti
si è certamente più eleganti)
e di note barocche o di mazzocchi
il dentro e il fuori arrotolare ad arte.

Stavo scrivendo languide carezze, quando
un guizzo alla nuca _un lieve scappellotto
e mi si è acceso un testo ? tasto
da ripiegare a uncino, forse un amo mimetico
inizio mascherato (il resto m’ancia)
a questo punto è inutile il prosieguo
le parole che allappano, i tapini bacidanotte
(ma che ti viene in mente?) mentre fuori
siedono in parlamento i malfattori i vecchi
ammanicati gli assassini _ferma, non cancellare_
gli omuncoli da quattro soldi d’anima
arringatori d’alvei pusillanimi, fiumi di feci
__che parole, signora, lei che il lutto
nemmeno le si addice, elettr(onic)a__

Così persi qualunque ispirazione e dell’amore mio
smisi di scrivere, misi da parte lune inseparabili
stagnole di cioccolatini (quando mai!)
stelle inabilitate a trascrizioni di…
eh no, che non si può tradurre il cuore.

 

 

Harrison Fiat

4 dentisti su 5 raccomandano eldindondero perchè i suoi baci puliscono le gengive

La vita e' un fiore

Cristina Khay

Anne Sexton

Music pours over the sense

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"...esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca" (I.Calvino)

jojovertherainbow

There's no places like home

zaritmac

La mia vita è una parola che ho impiegato tutta la vita a pronunciare.

Erratum correctum

Eppure ogni uomo uccide la cosa che egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una lama sottile!

RASSEGNA FLP: materiali da testate generaliste su Freud, Lacan, la psicoanalisi

"... evitiamo di sacralizzare il testo, e lasciamoci piuttosto impregnare dall'opera, dato che quello di Freud è un pensiero in perpetuo movimento" (J.-B. Pontalis).

Branoalcollo's Blog

collana di scritti di Carla Bonollo

Altro che poesia

Parlare d'altro per parlare di poesia. Ed il contrario

Poiesis - Giusy Carofiglio

And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare (A Midsummer Night’s Dream)

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