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Segnalazioni

da Mam
http://miglieruolo.wordpress.com/2013/05/23/4999/

 

da Renzo Montagnoli
http://larmoniadelleparole.blogspot.it/search/label/MondoBlog

 

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Analessicamente

flashback- by criBo

Sto qui sulla terrazza

specificarne dimensioni e fiori

__i maledetti fiori

(il male dei poeti tramontati)__

occorrerebbe un movimento a oltranza

forse un rovescio magrittiano

e  già una fumatina qui ci sta : una pipa che c’è.

nel letto ristagnavo con le bende_

ahi quanto male!

avvolgimenti interattivi e punti

e ricordavo la terrazza in fiore.

Sarebbe interessante

spostarsi nel passato del futuro

anteriormente

sì da poterne comprovare ancora

verande e frangiventi

mi vedo imbacuccata

c’è la neve

il bianco copre tutta la terrazza.

Si sciava sui monti di Laceno

(sui campi che d’estate

dicevano i ragazzi più scaltriti

si coltivasse juana e poppy bianco).

 

Giro di vita a scorie e rimembranze

personaggi escheriani all’infinito

riflessi nello specchio d’ogni me

perennemente in fuga nelle stanze.

S’anima il film a frotte di fantasmi

stroboscopici in attimi allunati

esacerbati dai ripescamenti

e ci si raccomanda

inginocchiati, alla dimenticanza.

                     

.

Forse la completa questa:

http://ancorapoesia.wordpress.com/2011/05/29/ceci-nest-pas-une-femme/

 

.

 

 al di qua delle persiane  - by criBo

 
le persiane con bocche listate semichiuse
incorniciate d’ansia
il vaso lesionato di traverso
poggiai la mano su un miraggio
ch’era il mio petto
e lo sentii fermarsi a mezzanotte
si sarebbe spostato verso l’una
un battito con suono di xilofono

le costole hanno un tono accusatorio
di fronte alle domande
e ai vuoti a prendere

mentre mi perdo tra le quattro mura
__ci nacqui dentro, in fede mia__
signora notte
ti servo un’esistenza malandata
ma ti faccio lo sconto: paghi solo metà
l’altra è in offerta

silenzio e risolini
segnaletica a bordo di cuscini il maremosso
dell’incostante scriversi attraverso.

 

http://lacasasenzatempo.blogspot.it/2013/05/una-poesia-di-cristina-bove.html

 

 

 

letta da Francesca Moro

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 ”Mi hanno detto di Ofelia
  a cura di Francesca Del Moro

                

     
 
“Hai sogni dipinti in verticale
come gli occhi dei gatti
tristi di vissuto a gabbie”
(La strada per il molo)


“Non sono più sicuro del mio nome / e dell’Ofelia / ho perso ogni contatto” dice Amleto nella poesia che dà il nome alla raccolta, richiamando l’attenzione su uno dei temi fondamentali del libro: il timore e al tempo stesso la costante attrazione verso il proprio e l’altrui svanire. La poesia di Cristina vive di due tensioni contrapposte: da un lato la grazia e la levità del ritmo, che evoca aeree partiture d’archi, tendono a sollevarla in volo col rischio di portarla alla sua negazione, al tacere di cui si parla appunto in “Quasi_volo” e “Verso il tacere”. Dall’altra, il ritmo stesso diventa funzionale a svuotare la mente, come nella meditazione, per predisporla ad accogliere la parola poetica in tutta la sua densità. Questi versi mirano a dare un nuovo impatto al nostro quotidiano, scomponendo il continuum di ciascuna esperienza in una serie di dettagli pregnanti che diventano arpioni con cui ancorarci alla realtà per non rischiare di scomparire. Emblematico di questo dualismo è il confronto tra due poesie: “A ripensare” e “Controsogno”. La prima offre una delle molte declinazioni dell’inconsistenza, puntando su ciò che potrebbe essere qualcosa e che non lo è: un pugno di nemmeno sabbia, parole impronunciate, impronte cancellate prima di essere impresse nella rena, e la conclusione, da brivido: “Eppure si può dire / a chi ha sostato stanco alla tua porta / vieni t’offro da bere / e presentare una bottiglia vuota”. “Controsogno”, invece, sostanzia la fenomenologia dell’attesa amorosa con immagini sorprendenti ma al contempo talmente calzanti da apparire necessarie (il chiavistello un nome da girare / lei seduta nel corpo ad aspettare / giunse che l’aria già lo conosceva / col cuore che suonava /più forte della sveglia / a ridestare). Non esente da puntate ironiche (come in “Piccoli omicidi”) e sicura nel giocare con la lingua a tutti i livelli, la poesia di Cristina ricorda i versi geniali di Pasquale Panella, in particolare quelli musicati da Battisti ne “L’apparenza”, nella misura in cui ci porta a esperire accadimenti, pensieri e sensazioni in maniera sfaccettata e consapevole, come se fossero prove di cui abbiamo bisogno per essere certi di esistere.
Francesca Del Moro

da Mam

Andarci, a quel paese. di Cristina Bove

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