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Di rime balzane e interruzioni

il cuore a pezzi - by criBo

 

Stavo scrivendo una poesia d’amore
quasi mi stavo commuovendo, quasi
se la tastiera non avesse riso
anzi no, sghignazzato
e non m’avesse indotto a stropicciare
un foglio virtuale al perfido cestino
forse è più conveniente
scrivere di silenzi e di respiri (ché da morti
si è certamente più eleganti)
e di note barocche o di mazzocchi
il dentro e il fuori arrotolare ad arte.

Stavo scrivendo languide carezze, quando
un guizzo alla nuca _un lieve scappellotto
e mi si è acceso un testo ? tasto
da ripiegare a uncino, forse un amo mimetico
inizio mascherato (il resto m’ancia)
a questo punto è inutile il prosieguo
le parole che allappano, i tapini bacidanotte
(ma che ti viene in mente?) mentre fuori
siedono in parlamento i malfattori i vecchi
ammanicati gli assassini _ferma, non cancellare_
gli omuncoli da quattro soldi d’anima
arringatori d’alvei pusillanimi, fiumi di feci
__che parole, signora, lei che il lutto
nemmeno le si addice, elettr(onic)a__

Così persi qualunque ispirazione e dell’amore mio
smisi di scrivere, misi da parte lune inseparabili
stagnole di cioccolatini (quando mai!)
stelle inabilitate a trascrizioni di…
eh no, che non si può tradurre il cuore.

 

 

da M.A.M.

Di tanti abbagli – Cristina Bove

Il punto e la parabola

punto e parabola -  by criBo

Voci del primo sole
ti vestiranno a festa
avrai il profumo della malvarosa
imparerai da subito a salvarti
_sarà meglio tacere_

più tardi avrai gli avvisi
delle condanne in fase di condono
e vecchie cicatrici
iridescenti come le conchiglie
_saranno il tuo tesoro_

ti affideranno il compito di stare
dentro gli occhi dei vecchi
quando affiorano sguardi da bambino
per insegnarti a vivere d’assurdo
_una pantera o un merlo_
essere in tutto

ti sapranno le cose del mattino
e tu saprai l’andata e il nonritorno

Noncompiersi degli anni

 

E sono ancora qui.

Non è che mi consideri immortale, ma in fondo potrei crederlo

Se in altre dimensioni mi stessero aspettando, suggerirei di abbattermi, ché sono diventata poco collaborativa in tal senso.

Forse perché, essendomi attestata su posizioni antinomiche del mio stesso pensiero, in  perenne lotta tra una me che vorrebbe accucciarsi nell’immobilità atarassica, e un’altra tendente al divenire, ho creato lo stallo…

Figli, amici, tutti voi che siete complici del mio persistere, giuro che testimonierò a vostro favore.

Intanto spartiamoci la torta.

 

 

Una serie di O

……

La tastiera l’o ha perso
e allora scrivo al tasto nebbia
che ti costa completarti da solo?
Mica è un precipitato insolubile
è soltanto un’ipotesi fluida ooooooooo
nove per l’esattezza a fare dio
se non ricordo male
______poi insomma
fossero pure in ottomila
se una scimmia che batte sopra i tasti
all’infinito
finirebbe per scrivere l’opera omnia
di Shakespeare
______ figuriamoci io
Sai bene no, o,
che se ti estranei troppo dai miei scritti
dvrei prtare a ripararti
o sstituirti
capisci bene, no, o?
che non posso nemmeno compensarti
con uno zero
quindi
tenta di compassarti o    almeno
d’arrotondarti un po’

(10/08/2011)
                                            

 

Il mondo è noi

contrasto - by criBo

 

I nostri passi
tra le rive del sogno e le consegne
guadandoci nei corpi
per mantenerci a galla quando il fondo
non ci consente l’attraversamento

amori e amori inadeguati al salvataggio

imparammo a nuotare nell’informe
le percorrenze dalla testa ai piedi
dentro noi stessi e il magma

e siamo un dio che si sentiva solo
talmente solo da inventare noi
e tuttavia _spericolato alquanto_
per sfuggire alla propria solitudine
ci divenne infinito e inconoscibile

uno sberleffo a sé nel navigare
vene profonde e l’anima di rosso

da M.A.M.

E se davvero esisti, dio, riprenditi il respiro a primavera

D’involontaria veglia

riflesso lampada e viso  - by criBo

dall’una all’una e un quarto
trascorse tutta la mia vita
in un compresso vuoto indicativo
un tramite invisibile _reale come il nulla_
a fibrillare in petto
il verdelume a vigilare gli angoli sommessi
fossero mai nascosti corvi e affini

quel diverso
per convenienza taciturno cuore
prestato agli anni ma
restato per fiducia un po’ bambino
non si dimette dalle sue mansioni
_circola una versione singolare_
escluso il salto quantico
potrebbe
un’altra volta almeno scandagliare
un abissale cielo di visioni

dall’una e un quarto in poi
ripresero i minuti a cadenzare
_sull’orologio dei respiri_ il fiato

                      

L’estrema risorsa

 

città di sabbia

Intorno c’era solo sabbia, un colore indefinito anche l’aria, giallastra.
Ansimava.
Lo aveva trascinato per ore, lasciando una scia su quella che doveva essere stata un’autostrada, e adesso si era accasciata, esausta.
L’uomo sembrava immobile, lo osservò attentamente e si accorse con sollievo che respirava ancora.
Si liberò dello zaino da cui estrasse la lattina di bibita trovata in un frigorifero sventrato sommerso dalla polvere, l’aprì e ne bevve qualche sorso, il resto glielo fece scivolare tra le labbra screpolate.

Disorientata, senza alcuna cognizione temporale, ricordava soltanto la terribile scossa che aveva fatto tremare e crollare ogni cosa.
Aveva perso i sensi. Al risveglio si era alzata a fatica e guardata intorno senza riuscire a mettere a fuoco nulla.
C’era un odore strano che la soffocava, sembrava che invece d’aria entrassero bolle di fango nei polmoni.
Come un automa, a tentoni, aveva imboccato una sorta di canale, una strettoia tra pareti calcinose in cui avanzò tossendo, dopo aver tirato fuori dalla tasca un fazzoletto che tenne sulla bocca nel tentativo di filtrarla. Quando inciampò nel corpo riverso.
Il viso era incrostato di polvere. Con gesto automatico accostò l’orecchio: respirava, seppure debolmente, era vivo.

Mentre tentava di liberarlo dalla sabbia e lo adagiava sul fianco, lo sentì gemere.
Dovette sedersi ancora per riprendere forze.
Si guardò intorno, distingueva a malapena grovigli di pali, strutture pencolanti, dune che dovevano essere stati palazzi. Ogni cosa era dello stesso colore sulfureo. Il chiarore uniforme non dava ombre.
L’uomo si mosse, mormorò qualcosa, forse un nome.
Lei gli cercò la mano e gliela strinse, d’impulso.
Il cervello pareva impantanato in quella immobilità senza sonoro.

Cosa è successo, chiese più che altro a se stessa, forse sto sognando, è un incubo. Ma non riuscì a concentrarsi su questo pensiero.
Il silenzio era denso, occupava ogni spazio. Gravava sulla continuità di avvallamenti e dossi dai quali spuntavano spettrali, obliqui o verticali, oggetti vagamente riconoscibili, resti di cartelloni, travi, spuntoni, ante di finestre, copertoni di camion.
Rovistò nello zaino e ne trasse un involto che scartò lentamente, i resti di un panino, provò a masticarli, scricchiolavano di sabbia sotto i denti.
Ma lo stomaco reclamava e mandò giù le ultime briciole.
Guardò l’uomo, i lineamenti regolari, malgrado lo strato ocraceo rappreso nei capelli e sulla faccia, ne tradivano la bellezza.
Pensò che avrebbero avuto bisogno entrambi di una doccia, di qualcosa di pulito da indossare, di procurarsi cibo e acqua.

Lo scosse, si agitò appena. Lo sollevò dalle ascelle per metterlo a sedere.
“Sai dove siamo?” gli chiese
“A casa” rispose con affanno.
“Cosa vuol dire, a casa?”
“Siamo dove eravamo”
“Vuoi dire che sto sognando, vero? Che sono nel mio letto e tu sei nel mio sogno”.
“No, siamo vivi e svegli.” E aggiunse a stento: “Grazie”
“Perché ti ho trascinato fuori dal cunicolo?”
Assentì debolmente con la testa. “Ho sete”.
Lei allargò le braccia.
“Se riesci a camminare potremmo andare alla ricerca di un riparo, magari troviamo anche da bere e da mangiare.”
“Non credo” bisbigliò. Aveva esplorato i dintorni prima di svenire: polvere, solo quella maledettissima polvere gialla a ricoprire ogni cosa.. Non esisteva più nulla che somigliasse a una città, non un’ anima viva. E poi, quasi in un rantolo “Ho sete, diomio!”
“Anch’io” gli rispose, mentre con lo sguardo tentava di scrutare lontano, di scorgere un minimo spiraglio d’orizzonte.

Un attimo dopo si rese conto che altra polvere scendeva lentamente dall’alto e stava riempiendo le cavità ancora distinguibili.
Si voltò a guardarlo, aveva gli occhi chiusi e si passava la lingua sulle labbra gonfie.
“Bisogna trovare dell’acqua, assolutamente” pensò.
Fece per alzarsi, ma un lamento la trattenne.
“Se non ci sbrighiamo saremo seppelliti dalla sabbia” Lo strinse a sé per sorreggerlo.
“Non posso” La voce fu come un sospiro sulle labbra riarse.
Lei tentò di sollevarlo ancora, ma il corpo dell’uomo si era fatto pesante come marmo.
Nell’ultimo tentativo, un frammento d’acciaio le penetrò nella mano, lacerandone il palmo. Dalla ferita cominciò a sgorgare un filo di sangue. Fu d’istinto che fece gocciolare quel liquido caldo tra le labbra di lui.

In quel preciso momento un che di azzurro, un varco minuscolo, si aprì da qualche parte, in alto. Si allargò sempre più, e nuvole grigie si addensarono sull’apertura.
Poi le prime gocce cominciarono a cadere, si fecero fitte, sempre più fitte, fino a trasformarsi in una pioggia scrosciante.

un altro giovedì

a casa di M.A.M.

zaritmac

La mia vita è una parola che ho impiegato tutta la vita a pronunciare.

Erratum correctum

Eppure ogni uomo uccide la cosa che egli ama, e tutti lo sappiamo: gli uni uccidono con uno sguardo di odio, gli altri con delle parole carezzevoli, il vigliacco con un bacio, l’eroe con una lama sottile!

RASSEGNA FLP: materiali da testate generaliste su Freud, Lacan, la psicoanalisi

"... evitiamo di sacralizzare il testo, e lasciamoci piuttosto impregnare dall'opera, dato che quello di Freud è un pensiero in perpetuo movimento" (J.-B. Pontalis).

Branoalcollo's Blog

collana di scritti di Carla Bonollo

Altro che poesia

Parlare d'altro per parlare di poesia. Ed il contrario

Poiesis

And as imagination bodies forth The forms of things unknown, the poet’s pen Turns them to shapes and gives to airy nothing A local habitation and a name. – William Shakespeare (A Midsummer Night’s Dream)

Noi, donne protagoniste...

una donna fra le donne

quattropersone

Legame di sangue significa famiglia?

EMr

questo è il mio notebook

La presenza di Èrato

La presenza di Èrato vuole essere la palestra della poesia e della critica della poesia operata sul campo, un libero e democratico agone delle idee, il luogo del confronto dei gusti e delle posizioni senza alcuna preclusione verso nessuna petizione di poetica e di poesia.

ANDREA GRUCCIA

Per informazioni - Andreagruccia@libero.it

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